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15 ottobre 2013

Editors / Alcatraz - Milano / 10 ottobre 2013

Editors - Alcatraz
I numerosi detrattori degli Editors sono pregati di non leggere questo report, ne rimarrano delusi. Infatti, non si sa bene perché, nel web rimbalza una certa insoddisfazione per questa band e la cosa perdura ormai da diversi anni: oh mamma quanto sono ripetitivi (The Back Room), bravi però che monotona la voce di Tom (An End As a Start), oddio oddio hanno abbandonato le chitarre (In This Light and on This Evening), ecco non c'è più Chris e sono diventati commerciali come gli U2, anzi SONO gli U2 (The Weight Of Your Love). Invece non ci dovrebbe essere nulla di male nel cambiare il proprio suono e nel cercare nuove strade. Forse, più che altro, la paura è di vederli diventare dei fossili da stadio come i Muse, ma penso che questo (purtroppo per loro) non succederà.
Ma veniamo al concerto: in apertura i Balthazar alternano momenti di noia dissonante a spunti interessanti, il tutto mentre fuori si scatena un violento nubifragio sulla città...
  • Organizzazione: 8 - per una volta la puntualità è stata impeccabile, peccato che l'Alacatraz sia ormai tappezzato di fastidiosi mini-bar sempre illuminati e che fomentano il bla-bla-bla di fondo.
  • Ambiente: 6 - potrebbe essere un 9 se non fosse che quando la musica si calma, ci si accorge che è più le gente che sta sparando qualche commento inutile con il suo vicino, piuttosto che quella che ascolta ipnotizzata.
  • Luci ed effetti: 5 - da un concerto che costa 28€ non ci si può aspettare chissà quale scenografia, ma qui siamo ai minimi storici. Le luci poste alle spalle dei musicisti risaltano le loro sagome creando l'unico effetto particolare della serata.
  • Qualità del suono: 7 - penso che sia stata una scelta artistica, più che una semplice regolazione dei volumi, quella di non evidenziare i loro tipici riff di chitarra (o di sintetizzatore) in modo da rendere tutto l'insieme del concerto più uniforme. Like Treasure è stata troppo appiattita rispetto a questa versione (link).
  • Performance: 9 - la sagoma di Tom, stilizzata dal controluce, è immediatamente riconoscibile, le sue movenze sono come sempre uniche e particolari, a volte pure disconnesse dall'andamento della musica. La sua voce è maturata e l'ultimo album lo dimostra, è sicuramente più cantato e più evoluto da quel punto di vista e la cosa non sembra metterlo in difficoltà, nemmeno dal vivo.
    Per fare una battuta (facile) bisognerebbe dire che per sostituire Chris Urbanovizck abbiano dovuto prenderne altri 2: i nuovi arrivati rimangono piuttosto timidi sulla sinistra del palco e si destreggiano tra sintetizzatori e chitarre. Russel, invece, sembra essersi sciolto e lo ritroviamo spesso a ridosso della batteria oppure ad incitare il pubblico che a sua volta reagisce alla grande, dimostrando di conoscere già tutti i pezzi nuovi sostituendosi perfettamente ai cori previsti.
  • Durata, setlist: 9 - quasi 2 ore (inaspettate) di concerto e una scaletta strana, poco lineare complice il penultimo album elettronico. I più attenti avranno anche notato che alcuni brani sono stati leggermente rivisti per adattarli meglio al live o semplicemente per noia nel suonarle. Aprono con Sugar e si giocano quasi subito Smokers come a dire che non hanno bisogno del loro capolavoro per creare l'attesa del pezzo successivo.
    I contrasti però non fiscnono qui perchè che dopo una tetra In This Light ci piazzano The Phone Book un momento acustico folk molto emozionante che sembra arrivare direttamente da Woodstock.
    Questa altalena tra vecchio e nuovo, tra rock, pop ed elettronica è incorniciata dal finale. Ci si può chiedere come mai Papillon messa come ultima. Forse perché è una canzone dance suonata in un locale che di fatto è una discoteca? Non potevano giocarsela prima per far ballare il pubblico?
    Nient'affatto, Papillon da pezzo dance dove il chitarrista, all'inizio sembra quasi inutile, anzi forse fa pure finta di suonare, si trasforma e, con un finale quasi metal, travolge tutti.
    Inchino di gruppo e tutti a casa.
  • GLOBALE: 8,5 -  
SETLIST
  • Sugar 
  • Someone Says 
  • Smokers Outside the Hospital Doors 
  • Bones 
  • Eat Raw Meat = Blood Drool 
  • Two Hearted Spider 
  • You Don't Know Love 
  • All Sparks 
  • Formaldehyde 
  • A Ton of Love 
  • Like Treasure 
  • An End Has a Start 
  • Bullets 
  • In This Light and on This Evening 
  • The Phone Book
  • Munich 
  • The Racing Rats 
  • Honesty
  • Bricks and Mortar 
  • Nothing
  • Papillon

7 dicembre 2011

Noel Gallagher / Alcatraz - Milano / 29 Novembre 2011

Quasi sembra fatto apposta. Noel Gallagher il giorno dopo Paul McCartney. L'erede al trono del britpop che virtualmente ne raccoglie il testimone. La ciliegina sulla torta confezionata la sera precedente. Anche perchè, senza nulla togliere al Genius di Manchester, le proporzioni sono quelle.
  • Qualità del suono: 9 - a differenza dei concerti oasissiani, la voce di Noel non sembra più quella di una gallina strozzata.
  • Luci ed effetti: 7,5 - senza infamia e senza lode.
  • Organizzazione: 7 - si fuma tranquillamente sotto gli occhi della sicurezza. Per il resto tutto ok.
  • Ambiente: 7 - "Noel Noel Noel Noel Noel..." sono i cori inevitabili da parte dello zoccolo duro.
  • Simpatia:  8,5 - forse che forse il nostro noto antipatico per convenzione abbia imparato qualcosa dal concerto della sera prima? Oppure più semplicemente si trova liberato dalla presenza ingombrante dell'ancora più antipatico fratello minore? Fatto sta che Noel sfodera la sua vera simpatia (di solito apprezzabile solo dalle interviste rilasciate in patria) e interagisce col pubblico. Il tema della serata è Masterplan. La folla la invoca e lui ovviamente non la accontenta (è nota la rigidità della scaletta degli Oasis) però gliela fa credere (anche se nessuno probabilmente ci casca) e quindi ci gira in giro più volte lanciando pure un sondaggio su quale canzone dovesse suonare per ultima. L'applausometro però indica DLBIA.
  • Capacità esecutive: 9 - nessuna sbavatura, è il Noel che tutti conosciamo. Buona la band che lo accompagna. Apprezzabili gli inserti di tastiera che a tratti sostituiscono gli originali eseguiti a chitarra.
  • Durata, setlist: 7 - non è l'ideale assistere a quasi 3 ore di concerto la sera prima e ad 1 e mezza precisa la sera successiva. Manca qualche ottima canzone del nuovo album come Stop The Clocks e oltretutto l'archivio Oasis è ben fornito, ma si sa, i contratti sono questi.
  • GLOBALE: 8,5 - nonostante dalle retrovie non abbia visto quasi niente è stato uno dei migliori concerti degli Oas... erm... di Noel a cui abbia assistito. Le nuove canzoni sanno il fatto loro.
SETLIST
  • (It's Good) To Be Free
  • Mucky Finger
  • Everybody's on the Run
  • Dream On
  • If I Had a Gun...
  • The Good Rebel
  • The Death of You and Me
  • Freaky Teeth
  • Wonderwall
  • Supersonic
  • (I Wanna Live in a Dream in My) Record Machine
  • AKA... What a Life!
  • Talk Tonight
  • Soldier Boys and Jesus Freaks
  • AKA... Broken Arrow
  • Half The World Away
  • (Stranded On) The Wrong Beach
  • Little By Little
  • The Importance of Being Idle
  • Don't Look Back In Anger

    25 novembre 2011

    Kasabian / Alcatraz - Milano / 20 Novembre 2011

    Replica, condita con i nuovi pezzi, del concerto relativamente recente avvenuto sempre qui all'Alcatraz nel 2010:
    • Qualità del suono: 7 - due anni fa l'impressione era stata ottima, potenza che valorizzava la musica della band inglese. Quest'anno la potenza stessa ha rovinato più che altro le voci, distorcendole un po'.
    • Luci ed effetti: 8 - atmosfera cupa e riflettori che si muovono e puntano verso il pubblico, da metà sala l'effetto è suggestivo.
    • Organizzazione: 7
    • Ambiente: 7 - è chiaro che ad un concerto del genere si poga di brutto ed allora, sapendolo prima, si sta un po' in disparte. Peccato che qualcuno debba per forza fumare anche se non si può e che nessuno pensi di punirli o almeno di farli smettere.
    • Simpatia:  9 - i fan puntano sull'italianità di Serghio Pizzorno i cori sono tutti per lui, il quale ricambia con innumerevoli gesti di affetto e devozione, finalmente si è lasciato andare rispetto alle precedenti apparizioni; ha capito come accontentarci, e insieme a poche parole in italiano (ma pronunciate benissimo), ci infila pure l'Inno di Mameli accennato dal trombettista prima di Take Aim.
      Il gruppo è unito, cenni d'intesa e battute (a noi ignote) condiscono con sorrisi tutta la serata.
    • Capacità esecutive: 9 - spettacolo confezionato senza pause, ogni pezzo (o quasi) è collegato a quello successivo. Tastiere, fiati, sintetizzatori, tutto concorre a produrre un suono compatto che crea un'atmosfera dark, rock... sembra di essere immersi in una perenne Within Without You / Tomorrow Never Knows (Beatles).
    • Durata, setlist: 8 - ci sono tutte, forse qualcosa meno. Finale devastante!
    • GLOBALE: 9 


    SETLIST
    • Days Are Forgotten
    • Shoot The Runner
    • Velociraptor!
    • Underdog
    • Where Did All The Love Go?
    • I.D.
    • I Hear Voices
    • Inno di Mameli / Take Aim
    • Club Foot
    • Re-wired
    • Empire
    • La Fée Verte
    • Fast Fuse / Pulp Fiction Theme
    • Goodbye Kiss
    • L.S.F. (Lost Souls Forever)
    •  
    • Switchblade Smiles
    • Vlad The Impaler
    • Fire
    Special guests:  Chaos Surfari

    19 marzo 2011

    Beady Eye / Alcatraz - Milano / 16 Marzo 2011

    Beady Eye - Alcatraz
    Grande attesa per questo evento che ha mandato sold-out l'Alcatraz già diverse settimane prima del concerto, grazie ad una promozione intensa: Liam e soci sono stati intervistati praticamente da tutte le radio nazionali, senza parlare di giornali, riviste e televisioni; forse avevano paura di una certa disaffezione o disorientamento per il cambio di nome della band.
    • Qualità del suono: 7 - cominciando dagli aspetti tecnici l'audio era buono ma non eccelso. Liam non è facile da gestire e la sua voce, rispetto ad altre volte, era ben distinta.
    • Luci ed effetti: 7 - riflettori posteriori e immagini proiettate sullo sfondo. Purtroppo queste immagini erano statiche: semplici pseudo copertine per quasi ogni canzone. Buone le luci in perfetta sincronia con la musica.
    • Organizzazione: 6 - diciamo che sono stati puntuali, ma non mi è piaciuta la gestione degli ombrelli, per cui all'ingresso se ne è accumulata una montagna, ritrova poi il tuo all'uscita se sei capace. Il guardaroba in sala transennato e separato dalla platea ha creato non pochi problemi alla folla in uscita.
    • Ambiente: 6 - locale caldo e soffocante a tratti. Pubblico esaltato ma non troppo, si è visto di peggio all'Alcatraz. I Beady Eye, comunque, sono stati capaci di richiamare sia vecchi britpoppiani che nuovi fan (tra il pubblico molti ventenni più che trentenni). 
    • Simpatia:  7 - Liam è Liam, ma gli Oasis sono altra cosa. Agli Oasis bastavano canzoni  pregevoli e l'unicità dei personaggi; i Beady Eye necessitano di quel qualcosa in più che non c'è. Ho apprezzato le scuse di Liam per il pacco che ci hanno tirato 2 anni fa rifilandoci i Deep Purple. Ed è stato pure apprezzabile il suo mantello tricolore proprio alla vigilia del nostro compleanno.
    • Capacità esecutive: 7,5 - quando sale la nostalgia con lo sguardo si va a cercare il fratello maggiore sulla destra, ma al suo posto c'è Gem che sembra l'unico a darsi un po' da fare. Ora, senza Noel, sia Gem che uno svogliato Andy devono fare le contro voci per sostenere, come sappiamo, la voce un po' precaria di Liam, il quale, bisogna ammettere, ha retto bene anche canzoni leggermente fuori dalle sue corde. Il giovane bassista dalla pettinatura improbabile è chiaramente un manichino dell'OVS, sembra terrorizzato. Deluso da Chris, il batterista, che, a differenza di altre volte, sembra un po' giocare facile e si risparmia sull'assolo finale di The Morning Son.
    • Durata, setlist: 5 - non ci siamo. Volete affermare la vostra identità? Benissimo. Una carriera gloriosa per ogni componente non basta? No. Risultato: 1 ora scarsa di concerto. Solamente un bis. E' assurdo rinnegare gli Oasis, suonate qualcosa di vostro, evitate i pezzi di Noel, ma qualcosa andava fatto. Persino i White Lies o anche i Glasvegas al loro primo tour hanno suonato di più!
      Nonostante tutto, le nuove canzoni hanno un loro perchè: la conferma è che, nonostante sembri la sigla di un cartone animato anni 80, The Beat Goes On è la miglior sorpresa dell'album; oltre a questa i pezzi più lenti sono comunque quelli che riservano più emozioni (Kill For A Dream, For Anyone). Da segnalare anche la potenza di Standing On The Edge Of Noise. Bisogna ammettere, però, che il lato più rock si basa su banali giri di blues che ormai annoiano. Alcuni pezzi passano in fretta nel dimenticatoio. 
    • GLOBALE: 7,5 - buona prova del fratellino minore, che riesce a staccarsi dall'ombra di The Chief senza troppi traumi e con orgoglio porta avanti la sua band. Chissà se un giorno li rivedremo insieme. E' probabile. Stasera la curiosità ha attirato parecchio pubblico, ma non penso che tra qualche mese possano riempire il Forum di Assago.


    SETLIST
    • Four Letter Word
    • Beatles And Stones
    • Millionaire
    • For Anyone
    • The Roller
    • Wind Up Dream
    • Bring The Light
    • Standing On The Edge Of The Noise
    • Kill For A Dream
    • Three Ring Circus
    • The Beat Goes On
    • Man Of Misery
    • The Morning Sun

    • Sons Of The Stage

    10 settembre 2010

    Stereophonics / Alcatraz - Milano / 11 Settembre 2010

    • Qualità del suono: 8,5 - forse l'Alcatraz ha trovato un suo equilibrio sonoro, anche se in prima fila il volume è ancora troppo alto, però come si dice.. hai voluto la prima fila..?
    • Luci ed effetti: 7 - i soliti, nulla da segnalare.
    • Organizzazione: 8 - evento legato al gran premio di Monza, il che significa che ieri sera è stata una serata un po' diversa dal solito, un po' pomposa per essere un concerto degli Stereophonics in Italia, con salottini riservati, security in divisa e ad ogni angolo del locale e soprattutto decine (non sto esagerando) di pullman e pullmini "Vip Spaceshuttle" dai vetri scuri che riportavano a casa gli imbucati della formula 1.
    • Ambiente: 8 - a Febbraio avevano interroto Dakota per l'eccessivo entusiasmo del pubblico, questa volta forse sono stati più tranquilli.
    • Simpatia: 7 - più che di simpatia si potrebbe parlare di stile. Gli Stereo la sanno lunga su come si confeziona un concerto.
    • Capacità esecutive: 8,5 - nel 2005 erano in 3 sul palco, ora sono in 5 e si sente, il suono è più completo e Kelly Jones ha una voce unica e perfetta.
    • Durata, setlist: 8 - usciti dal tour promozionale di Keep The Calm, scelgono una scaletta di repertorio adatta anche alla serata tagliando un paio di canzoni (nuove).
    • GLOBALE: 8,5 - una certezza.


    SETLIST
    • Bank Holiday Monday
    • A Thousand Trees
    • More Life in a Tramp's Vest
    • Last of the Big Time Drinkers
    • I Got Your Number
    • Superman
    • Pick a Part That's New
    • Mr. Writer
    • Stuck in a Rut
    • Uppercut
    • Maybe Tomorrow
    • I Wouldn't Believe Your Radio
    • Innocent
    • Have a Nice Day
    • Trouble
    • Just Looking
    • Local Boy in the Photograph
    • She's Alright
    • The Bartender and the Thief
    • Dakota

    13 giugno 2010

    Jónsi / Alcatraz - Milano / 9 Giugno 2010

    • Qualità del suono: 9 - non si poteva fallire con un artista di questo livello.
    • Luci ed effetti: 9 - Molto dark, difficile scattare foto, ma anche molto innovativa e ricercata, da rimanere a bocca aperta.
    • Organizzazione: 7 - Come al solito un po' di ritardo, ma nient'altro da segnalare. Il gruppo di supporto (bravi) rievoca Bjork.
    • Ambiente: 9 - pubblico in religioso silenzio durante gli assoli acustici di Jonsi. Solo i baritsti erano un po' "distratti".
    • Simpatia: 9 - il personaggio lo è fino in fondo, poche parole, ma lui è così e non si discute.
    • Capacità esecutive: 10 - una voce purissima, senza il minimo cedimento anche quando canta in acustico senza l'aiuto di alcun strumento.
    • Durata, setlist: 9 - tutto l'album solista e qualche inedito, ma il concerto va pensato nella sua globalità, come spettacolo, come un film. Anche se non si conoscevano le canzoni ci si poteva lo stesso emozionare.
    • GLOBALE: 9,5 - da non perdere.

    SETLIST

    1. Stars in Still Water
    2. Hengilás
    3. Icicle Sleeves
    4. Kolniður
    5. Tornado
    6. Sinking Friendships
    7. Sticks and Stones
    8. Saint Naive
    9. Go Do
    10. Boy Lilikoi
    11. New Piano Song
    12. Around Us
    13. Animal Arithmetic
    14. Grow Till Tall



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