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20 marzo 2015

Kaiser Chiefs / Magazzini Generali - Milano / 15 Ottobre 2014

Non capita spesso di arrivare con molte ore di anticipo sul luogo del concerto (con la scusa di parcheggiare e farsi un giro a Milano) ed incontrare il leader della band che si esibirà quella sera girovagare allegramente in cannottiera, come se nulla fosse, all'esterno del locale. Una battuta con i venditori abusivi di magliette, foto e autografi (con noi) e poi via diretto verso il vicino supermarket. Probabilmente ne approfitta per godersi un po' di vita da sconosciuto, visto che recentemente ha incrementato ulteriormente la sua notorietà per essere stato un brillantissimo giudice di The Voice Uk (vedere per credere).
  • Organizzazione: 9 - un po' di ritardo, ma per il resto tutto secondo i piani. Concerto piccolo = facile gestione.
  • Ambiente: 9 - pochi ma buoni. Il pubblico si esalta all'unisono e non potrebbe essere altrimenti con tali brani così travolgenti ed orecchiabili.
  • Luci ed effetti: 5 - il minimo sindacale.
  • Qualità del suono: 8 - i Magazzini, negli anni, hanno subito qualche limatura e aggiustamento, le enormi casse che piallavano il pubblico in prima fila sono ormai da tempo state spostate in alto, ad "arco", per diffondere meglio il suono.
  • Performance: 10 - sarebbe riduttivo dire che i Kaiser sono Ricky Wilson, ma di fatto è lui, uno dei migliori showman del rock britannico, forse il migliore, ad attirare su di sè tutti gli sguardi. Bisogna proprio impegnarsi per onorare con un'occhiata la presenza degli altri quattro, che da parte loro, sapendo quanto Ricky sia magnetico, non si impegnano più di tanto nel farsi notare. Ottimi musicisti e compositori... ma nulla in confronto ai numeri da circo del frontman: Wilson sembra brillo, ma non può esserlo, è un pazzo cosciente di esserlo, non risparmia una goccia di sudore e il suo è uno spettacolo improvvisato con alle spalle una preparazione da giocogliere e da atleta: su una delle prime canzoni mette al sicuro un obbiettivo di un fotografo perchè sapeva già che lì avrebbe saltato, lancia e maneggia con disinvoltura e precisione i suoi strumenti, l'asta e il microfono sono praticamente sempre in volo.
  • Durata, setlist: 8 - le nuove canzoni sono già dei classici. Peccato per la brevità (16 canzoni) e per l'assenza di Bows&Arrows.
  • GLOBALE: 9,5 - entusiasmo allo stato puro.
SETLIST
  • The Factory Gates
  • Everyday I Love You Less and Less 
  • Everything Is Average Nowadays 
  • Ruffians on Parade 
  • Little Shocks 
  • Never Miss a Beat 
  • Na Na Na Na Naa 
  • My Life
  • Coming Home
  • Modern Way
  • One More Last Song
  • Ruby
  • I Predict a Riot
  • The Angry Mob
  • Misery Company
  • Oh My God

Travis / KKL Luzerner Saal - Lucerna / 25 luglio 2014

Data in Svizzera a sorpresa e rarissima puntata continentale per questo tour. Decidiamo di approfittarne vista la paura viscerale per il volo e per la discreta vicinanza con Milano. Concerto inserito all'interno di un festival dal nome ambiguo "Blue Balls" ma ricco di iniziative di contorno. La location è un centro culturale - congressi - concerti - ultra moderno che si affaccia sulle rive del lago.
  • Organizzazione: 10 - organizzazione svizzera, puntualità svizzera, presentatore pre-concerto svizzero incluso. Ottimo e simpatico il supporto: tale John Smith cantautore country-folk da non perdere di vista.
  • Ambiente: 9 - la sala è enorme in altezza ed ospita una balconata con posti a sedere, il concerto è sold-out, ma fino a pochi minuti dall'inizio del concerto saremo gli unici (italiani) a piantonare la prima fila (stavolta lato Andy). In effetti, sotto, non si riempirà moltissimo, che questi siano gli standard di sicurezza... svizzeri? I posti in alto numerati dal prezzo astronomico sono occupati dai più attempati, la platea rimane la scelta migliore vista la facilità nel raggiungere la pole position. Il coivolgimento in sala, non dovrei nemmeno dirlo, ma si intuisce... poco caloroso. Meglio così, la musica la farà da padrona.
  • Luci ed effetti: 6 - il minimo sindacale.
  • Qualità del suono: 9 - ineccepibile.
  • Performance: 10 - ritrovarsi ad un concerto dei Travis è una piacevole abitudine che ormai ha scandito gli ultimi 10 anni ed è sempre come la prima volta, l'emozione non è scalfita anche se già si conosce, a grandi linee, quel che sarà della serata. Proprio per questo è un evento sospeso nel tempo, immune, o quasi, all'invecchiamento; anche se i rischi ci sono tutti, la barba tipo Babbo-Natale di Fran forse ci fa sentire il peso degli anni anche di più di quelli che in realtà sono, ma la sua voce è indissolubile. Qualche chilo in più su Andy si vede, ma la sua foga rock è sempre folle. Dougie non ha perso il suo classico sorriso permanente più simpatico e ammiccante di Scozia... e Neil? Dal fisico asciutto e in occhiali da sole di scena, opportunamente levati a metà concerto, si dà da fare sullo sfondo della sua batteria.
    Nel dopoconcerto siamo andati sul sicuro, autografi e foto al completo, compreso un super-mega-selfie con Dougie. L'attesa fuori è stata breve, sempre sorridenti, sempre disponibili. Ah... anche qua eravamo pochissimi ad aspettarli.
  • Durata, setlist: 8 - potrebbero suonare all'infinito, manca forse qualche pezzo di nicchia, ma era un festival estivo e hanno trovato il giusto equilibrio tra i grandi classici e il nuovo album.
  • GLOBALE: 10 - tradizione inevitabile.
SETLIST
  • Mother
  • Selfish Jean
  • Moving
  • Love Will Come Through
  • Driftwood
  • Warning Sign
  • Re-Offender
  • Where You Stand
  • My Eyes
  • Reminder
  • Writing to Reach You
  • Side
  • Closer
  • Sing
  • Slide Show
  • Blue Flashing Light
  • Turn
  • Flowers in the Window (Acoustic)
  • Why Does It Always Rain On Me?
FOTO
 

4 agosto 2014

The National / Piazza del Popolo - Vasto / 25 Luglio 2014

Prima edizione del Vasto Siren Festival che riporta, anzi forse porta per la prima volta, in una regione dimenticata e sottovalutata come l'Abruzzo, la musica di qualità. Il main act di questa sera sono i National, indie-rock band di New York, talmente idie da avere un seguito e un successo mostruoso. Una contraddizione? No, semplicemente meritocrazia. La loro fama non è cresciuta da un giorno all'altro e quando il successo è guadagnato con il tempo, è anche più solido, anche in paesi "latini" dove le radio passano decisamente altri generi. Possono così permettersi di trascorrere 10 giorni in Italia, di registrare il soldout praticamente dappertutto e di approfittarne per suonare in alcune location finalmente degne della Storia e del paesaggio italiani, ma degne anche della fruibilità del concerto stesso.
  • Organizzazione: 9,5 - non so cosa ne sarà di questo festival nei prossimi anni, spero solo che manterrà questa atmosfera, questa genuinità tipica della sagra di paese, dove la popolazione partecipa spontaneamente all'iniziativa e ne è entusiasta. Assomiglia per certi versi a Lucca, ma qui l'atmosfera è ancora più intima: i palchi attivi sono 2 o 3, se palchi si possono chiamare, sono piuttosto degli angoli della città, degli scorci valorizzati ulteriormente dalla musica; con il braccialetto si passa da uno stage all'altro, vivendo, nel frattempo, il paese con le sue attività locali. Non c'è bisogno di gazebo, tendoni e volantinaggio selvaggio degli sponsor, non si viene abbandonati in mezzo ad una radura sotto al sole cocente e se hai bisgono di un caffè o un gelato, lo trovi facilmente perchè il bar è a portata di mano non lo devi cercare tra i gli innumerevoli stand tipici delle "praterie" che servono solo birra. Tra i difetti di gioventù da segnalare l'orario troppo tardo: anticipando tutto di almeno 1 ora, alcune cose sarebbero state più semplici, soprattutto per chi arriva da fuori.
  • Ambiente: 9 - Un altro difetto, se così si può chiamare, sta nel fatto che questo clima da festa patronale abbia un po' "rilassato" certa parte di pubblico che si lasciava andare in lunghe chiacchere, un po' fuori luogo, forse molti erano lì per partecipare all'esclusività e alla rarità di questo evento più che per i National. Allo stesso tempo, penso anche alle signore che hanno incredibilmente accettato questa festa e assistito al concerto fino all'una di notte dal loro balconcino, per niente infastidite e premiate, nel finale, da una serenata davvero speciale da parte di Matt Berninger.
  • Luci ed effetti: dal 5 al 10 - il luogo in sè è la scenografia stessa del concerto, affascinante il cortile del palazzo D'avalos, suggestiva la visuale verso la costa dietro al palco situato in Piazza, ma come dicevo prima, se fosse iniziato tutto 1 ora prima, almeno i Drones avrebbero potuto esibirsi con un fondale unico, da mozzafiato. Al calar della notte, si intravedeva solo qualche luce cittadina. Inoltre, per dare più importanza alla scena, io avrei spento le luci del bar vicino al palco, sinceramente troppe e troppo intense.
  • Qualità del suono: 9 - incredibilmente buona, senza riverberi particolari, soprattutto in un ambiente difficile come il cortile del palazzo dove si sono esibiti i Soft Moon.
  • Performance: 9 - ma veniamo al concerto vero e proprio. Dopo averli mancati in diverse occasioni riesco finalmente a colmare questa mia grossa lacuna: tutto come me l'aspettavo, sono dei veri musicisti perfezionisti dai suoni puri, puliti, precisi. La simmetria del palco con i 2 gemelli sulle fasce è perfetta, Matt al centro attira inevitabilmente gli sguardi, è il personaggio assorto e addolorato che interpreta le sue canzoni, ma allo stesso tempo sembra sereno... L'abbraccio della piazza probabilmente colpisce anche loro. Sui bis, l'omaggio di Matt: cantando nel suo microfono dai 30 metri di cavo, scende dal palco, entra nel bar, esce dalla parte opposta salendo sul bancone delle birre... straordinaria e assurda scelta che ce li fa apprezzare ancora di più. Non pago di questa escursione, si rituffa dalla parte opposta ma qui invece viene tentacolato dalla folla e il suo rientro è più difficile. Questo finale rende incredibilmente speciale questa serata.
  • Durata, setlist: 7 - non si può dare voto altissimo perchè il set normale della band va oltre le 2 ore, ma forse è meglio così, la stanchezza comincia a farsi sentire. L'ultimo album ci ha regalato perle di un'ispirazione davvero rara per essere il sesto.
  • GLOBALE: 9,5 - "Oh... Nino! è andata alla grande!" dice un signore sulla 70ina ad un suo coetaneo alla fine del concerto in una delle piccole vie adiacenti la piazza.
SETLIST
  • Don't Swallow the Cap
  • I Should Live in Salt
  • Bloodbuzz Ohio
  • Sea of Love
  • Sorrow
  • Afraid of Everyone
  • Squalor Victoria
  • I Need My Girl
  • This Is the Last Time
  • The Geese of Beverly Road
  • Abel
  • Slow Show
  • Pink Rabbits
  • England
  • Graceless
  • Fake Empire
  • Wasp Nest 
  • Mr. November 
  • Terrible Love
  • Vanderlyle Crybaby Geeks

24 giugno 2014

Arcade Fire / Rock in Roma / 23 giugno 2014

  • Organizzazione: 7,5 - nonostante il caos che caratterizza tutta la Capitale, qua sembra tutto tranquillo, a parte il solito assurdo, lunghissimo percorso che gli spettatori devono affrontare sia in ingresso, che anche in uscita. Basterebbe aprire anche i cancelli vicini al palco, perlomeno alla fine del concerto.
  • Ambiente: 8 - pubblico composto ed abbstanza sobrio.
  • Luci ed effetti: 7 - mi aspettavo di più di qualche specchio esagonale comprato all'Ikea.
    I coriandoli (sparati sulle note di Here Comes The Night Time) creano sempre una certa emozione, soprattutto quando ci si trova nel bel mezzo.
  • Qualità del suono: 9
  • Performance: 8 - voto alto, esibizione elegante, ricercata, ma più pacata rispetto al solito. La penisola sotto al palco ha aggiunto una dimensione al palco. Sulla passerella l'esibizione di una luccicante Régine sulle note di It's Never Over.
    Will non ha combinato niente di particolare questa volta. Assente Marika la violinista, rientra Owen Pallet.
  • Durata, setlist: 7 - Neon Bible continua ed essere ripreso, purtroppo, solo nei suoi cavalli di battaglia. My Body Is A Cage fatta in versione minimalista fa lo stesso effetto di Talk (Coldplay) in versione techno. Da dimenticare.
  • GLOBALE: 8,5
SETLIST
  • Normal Person
  • Reflektor
  • Flashbulb Eyes
  • Neighborhood #3 (Power Out)
  • Rebellion (Lies)
  • Joan of Arc
  • Month of May
  • The Suburbs - The Suburbs (Continued)
  • Ready to Start
  • Neighborhood #2 (Laika)
  • No Cars Go
  • We Exist
  • Afterlife (My Body Is a Cage intro)
  • It's Never Over (Oh Orpheus)
  • Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) ('Damian Taylor Remix' intro)
  • Encore: Pie Jesu (played over PA, la caricatura del Papa sale sul palco)
  • Here Comes the Night Time
  • Keep the Car Running
  • Wake Up

1 aprile 2014

Depeche Mode / Forum di Assago / 20 Febbraio 2014

Depeche Mode - Assago
Fin da subito, dopo un gran concerto a San Siro a cui assistetti qualche anno fa, sentivo la necessità di rivedere i Depeche Mode in un ambiente un po' più intimo, perchè sicuramente la resa sarebbe stata diversa. Per fortuna loro sono tra le grandi band che dopo i tour negli stadi rifanno il giro nei palazzetti e la cosa non è di poco conto, se pensiamo che per vedere i Coldplay ormai bisogna sudarsi un intero pomeriggio estivo in qualche luogo in cui sei abbandonato a decine di metri dal palco e dove l'emozione nasce solo per il mega contorno che ti circonda, non certo per il contatto con i propri idoli.
  • Organizzazione: 8 - puntualità e buon gruppo di apertura.
  • Ambiente: 8 - l'età media è abbastanza alta, di conseguenza diminuiscono i momenti di stress causati da teste matte. Purtroppo anche in tribuna si è constretti a stare in piedi nel 90% del tempo, ma, a volte, è inevitabile alzarsi, la musica ti trascina verso l'alto.
  • Luci ed effetti: 9 - due megaschermi laterali e uno centrale leggermente scomposto in modo da lasciare intuire i famosi (geniali dal punto di vista del design) 3 triangoli che compongono il  logo DM. Le immagini proiettate riprendono alcune scene in diretta dal palco, immagini astratte, spezzoni di video... particolare l'esibizione di Precius (una delle mie preferite) accompagnata da immagini di cani astutamente e ruffianamente piazzati per commuovere.
  • Qualità del suono: 9 - ben valorizzati gli effetti, alcuni assoli hanno però infastidito in certi momenti, troppo sovrastanti tutto il resto.
  • Performance: 9 - Dave Gahan immenso, un fisico asciutto e instancabile, Martin Gore amplia i suoi spazi acustici rimanendo sul palco quasi da solo nei momenti di decelerazione.
  • Durata, setlist: 7 - 2 ore di concerto, ripercorsi tanti successi (la sola Enjoy The Silence vale una vita come canzone perfetta), ma si poteva fare qualcosa di più... Sounds Of Universe inspiegabilmente totalmente ignorato .
  • GLOBALE: 9 
SETLIST
  • Welcome to My World 
  • Angel 
  • Walking in My Shoes 
  • Precious 
  • Black Celebration 
  • In Your Room ('Zephyr Mix' version) 
  • Policy of Truth 
  • Slow (Acoustic; Sung by Martin) 
  • Blue Dress (Acoustic) 
  • Heaven 
  • Behind the Wheel 
  • A Pain That I'm Used To
  • A Question of Time 
  • Enjoy the Silence 
  • Personal Jesus
  • Happy Birthday (Peter Gordeno's Birthday) 
  • Shake the Disease (Acoustic; Sung by Martin) 
  • Halo ('Goldfrapp Remix' version) 
  • Just Can't Get Enough 
  • I Feel You 
  • Never Let Me Down Again

16 gennaio 2014

Glasvegas / Magazzini Generali - Milano / 29 Novembre 2013

La prima neve dell'inverno caduta in giornata ha portato un po' di preoccupazione a chi sapeva già di arrivare un po' prima dell'apertura dei cancelli, in realtà tutto si è risolto con una molto più tranquilla attesa gelida, ma asciutta.
  • Organizzazione: 8 - ai Magazzini si sono dati da fare ultimamente, la precisione negli orari permette al concerto di avere il suo comodo spazio prima della serata disco. Tant'è che i Glasvegas hanno suonato un pezzo in più rispetto al previsto...
  • Ambiente: 8 - tipica serata prevedibile in ogni suo contorno. Il fatto che sia sabato aiuta il locale a riempirsi.
  • Luci ed effetti: 7 - essenziali, ma anche qui c'è stato del rinnovamento con un nuovo set di luci led e 2 teli per proiezioni video sullo sfondo; a volte sfruttati dalla band, a volte spenti.
  • Qualità del suono: 7 - il restyling dei Magazzini ha conivolto anche l'impianto audio e tutta la sistemazione della prima fila. Come inevitabilmente subìto anche nei precedenti concerti della band scozzese, i volumi sono possenti e i timpani sono rimasti sotto shock per 3 giorni.
  • Performance: 9 - terzo concerto, terza prima fila, da qui, nell'arco di questi 5 anni, noto tutti quei piccoli cambiamenti che hanno portato i Glasvegas ad una maturazione completa: Rab ha perso molti chili dall'ultima volta, e ora non beve più birra, Jonna è talmente disinvolta che non si capisce se stia ballando o suonando, Paul sempre rifugiato nell'angolo destro... e infine James, dalla voce lamentosa, ma potente, è tornato ad imbracciare la chitarra su quasi tutti i pezzi, è vero, forse si dedica meno al pubblico, niente più baciamano alla prima fila, niente pogo selvaggio tra la gente... James ora cerca più il dialogo; ne nascono così simpatiche scenette tradotte dalla voce fuori campo di Andrea al mixer, ma ne guadagna anche il suono,  uno strumento in più completa il set.
  • Durata, setlist: 9 - 17 pezzi, tanti successi emozionanti, nessun calo di tensione. Il concerto è un viaggio senza meta e senza pause.
  • GLOBALE: 9 - dei veri professionisti... ahimè sottovalutati
SETLIST
  • Later...When the TV Turns to Static 
  • Youngblood 
  • It's My Own Cheating Heart That Makes Me Cry 
  • Euphoria, Take My Hand 
  • I Feel Wrong (Homosexuality Pt. 1) 
  • If 
  • Secret Truth 
  • The World Is Yours 
  • Dream Dream Dreaming 
  • Lonesome Swan 
  • Geraldine 
  • Ice Cream Van 
  • Go Square Go
  • Flowers & Football Tops [James solo] 
  • I'd Rather Be Dead (Than Be With You) 
  • Daddy's Gone 
  • Lots Sometimes

15 ottobre 2013

Editors / Alcatraz - Milano / 10 ottobre 2013

Editors - Alcatraz
I numerosi detrattori degli Editors sono pregati di non leggere questo report, ne rimarrano delusi. Infatti, non si sa bene perché, nel web rimbalza una certa insoddisfazione per questa band e la cosa perdura ormai da diversi anni: oh mamma quanto sono ripetitivi (The Back Room), bravi però che monotona la voce di Tom (An End As a Start), oddio oddio hanno abbandonato le chitarre (In This Light and on This Evening), ecco non c'è più Chris e sono diventati commerciali come gli U2, anzi SONO gli U2 (The Weight Of Your Love). Invece non ci dovrebbe essere nulla di male nel cambiare il proprio suono e nel cercare nuove strade. Forse, più che altro, la paura è di vederli diventare dei fossili da stadio come i Muse, ma penso che questo (purtroppo per loro) non succederà.
Ma veniamo al concerto: in apertura i Balthazar alternano momenti di noia dissonante a spunti interessanti, il tutto mentre fuori si scatena un violento nubifragio sulla città...
  • Organizzazione: 8 - per una volta la puntualità è stata impeccabile, peccato che l'Alacatraz sia ormai tappezzato di fastidiosi mini-bar sempre illuminati e che fomentano il bla-bla-bla di fondo.
  • Ambiente: 6 - potrebbe essere un 9 se non fosse che quando la musica si calma, ci si accorge che è più le gente che sta sparando qualche commento inutile con il suo vicino, piuttosto che quella che ascolta ipnotizzata.
  • Luci ed effetti: 5 - da un concerto che costa 28€ non ci si può aspettare chissà quale scenografia, ma qui siamo ai minimi storici. Le luci poste alle spalle dei musicisti risaltano le loro sagome creando l'unico effetto particolare della serata.
  • Qualità del suono: 7 - penso che sia stata una scelta artistica, più che una semplice regolazione dei volumi, quella di non evidenziare i loro tipici riff di chitarra (o di sintetizzatore) in modo da rendere tutto l'insieme del concerto più uniforme. Like Treasure è stata troppo appiattita rispetto a questa versione (link).
  • Performance: 9 - la sagoma di Tom, stilizzata dal controluce, è immediatamente riconoscibile, le sue movenze sono come sempre uniche e particolari, a volte pure disconnesse dall'andamento della musica. La sua voce è maturata e l'ultimo album lo dimostra, è sicuramente più cantato e più evoluto da quel punto di vista e la cosa non sembra metterlo in difficoltà, nemmeno dal vivo.
    Per fare una battuta (facile) bisognerebbe dire che per sostituire Chris Urbanovizck abbiano dovuto prenderne altri 2: i nuovi arrivati rimangono piuttosto timidi sulla sinistra del palco e si destreggiano tra sintetizzatori e chitarre. Russel, invece, sembra essersi sciolto e lo ritroviamo spesso a ridosso della batteria oppure ad incitare il pubblico che a sua volta reagisce alla grande, dimostrando di conoscere già tutti i pezzi nuovi sostituendosi perfettamente ai cori previsti.
  • Durata, setlist: 9 - quasi 2 ore (inaspettate) di concerto e una scaletta strana, poco lineare complice il penultimo album elettronico. I più attenti avranno anche notato che alcuni brani sono stati leggermente rivisti per adattarli meglio al live o semplicemente per noia nel suonarle. Aprono con Sugar e si giocano quasi subito Smokers come a dire che non hanno bisogno del loro capolavoro per creare l'attesa del pezzo successivo.
    I contrasti però non fiscnono qui perchè che dopo una tetra In This Light ci piazzano The Phone Book un momento acustico folk molto emozionante che sembra arrivare direttamente da Woodstock.
    Questa altalena tra vecchio e nuovo, tra rock, pop ed elettronica è incorniciata dal finale. Ci si può chiedere come mai Papillon messa come ultima. Forse perché è una canzone dance suonata in un locale che di fatto è una discoteca? Non potevano giocarsela prima per far ballare il pubblico?
    Nient'affatto, Papillon da pezzo dance dove il chitarrista, all'inizio sembra quasi inutile, anzi forse fa pure finta di suonare, si trasforma e, con un finale quasi metal, travolge tutti.
    Inchino di gruppo e tutti a casa.
  • GLOBALE: 8,5 -  
SETLIST
  • Sugar 
  • Someone Says 
  • Smokers Outside the Hospital Doors 
  • Bones 
  • Eat Raw Meat = Blood Drool 
  • Two Hearted Spider 
  • You Don't Know Love 
  • All Sparks 
  • Formaldehyde 
  • A Ton of Love 
  • Like Treasure 
  • An End Has a Start 
  • Bullets 
  • In This Light and on This Evening 
  • The Phone Book
  • Munich 
  • The Racing Rats 
  • Honesty
  • Bricks and Mortar 
  • Nothing
  • Papillon

2 agosto 2013

Blur / Ippodromo Capannelle - Roma / 29 luglio 2013

Blur - Rock In Roma
Un decennio di attesa, tanto Roma e l'italia hanno dovuto aspettare il ritorno dei Blur, ma tutto questo tempo pare che non abbia fatto che rafforzare la fama della band inglese, le ha permesso di congelarsi e di conservare tutta la sua travolgenza sul pubblico; la presenza (forzata) sulle scene, invece, ha deteriorato la loro controparte (gli Oasis) corrodendoli in album poco ispirati e noiosi contrasti interni di cui ormai importava a pochi. C'è chi è sempre staoto dalla parte dei fratellini Gallagher e non ha mai avuto l'occasione o la volontà di seguire ed inseguire i loro avversari, ma, tra questi, i più hanno semplicemente consumato Blur: The Best Of del 2000 senza, però, dirlo troppo in giro e sicuramente nessuno ha mai osato acquistare altro.
  • Organizzazione: 7 - la location è veramente ben confezionata, ci sono stand promozionali che ti regalano ogni cosa, bar, punti di ritrovo... ci sono le tribune (che per un festival estivo sono una rarità ed una salvezza per chi non vuole rischiare il collasso in platea); dall'altro lato non c'è nessuna band di supporto sullo stesso palco dei Blur e la lunga attesa è prolungata da problemi tecnici. Le tribune, come sempre successo all'ippodromo, sono pienissime anche sui gradoni di accesso alle poltrone e ciò compromette la sicurezza.
  • Ambiente: 7 - tutto prevedibile: il macello in platea e nelle pirme file, e un entusiasmo più composto in tribuna, così Roma partecipa all'unisono. Caldo atroce..
  • Luci ed effetti: 7 - niente di nuovo, tutto molto standard ma ben manovrato.
  • Qualità del suono: 7,5 - forse sulla voce si poteva fare qualcosa di meglio, dalle tribune si percepiva un po' distorta.
  • Performance: 10 - un Damon indemoniato e un Coxon concentrato; il primo scatenato, in perfetta forma fisica e canora: si scusa per il ritardo, interagisce col pubblico e cerca spesso il contatto fisico; il secondo molto ispirato rielabora, arricchisce ed aggiorna i suoi assoli più classici, canta Coffee&Tv e ovviamente il ritornello di Tender. I due però non si scambiano nemmeno uno sguardo o un cenno di intesa, cosa che invece succede spesso, a turno, tra tutti gli altri componenti del gruppo. A vederli così, dubito si faccia un altro album.
  • Durata, setlist: 9 - in scaletta ci sono praticamente tutti i loro successi che avranno suonato migliaia di volte, quasi ogni canzone è ormai diventata un'apoteosi, un inno cantato dall'intero stadio. La soddisfazione per esserci stati è tanta e i ricordi si accavallano. Dispiace esserseli persi negli anni 90, dispiace che poi non ci siano più state occasioni, o quasi...
  • GLOBALE: 9,5 - forse che per vent'anni abbiamo tifato per la squadra sbagliata? 
SETLIST
  • Girls & Boys
  • Popscene 
  • There's No Other Way 
  • Beetlebum 
  • Out of Time 
  • Trimm Trabb 
  • Caramel 
  • Coffee & TV
  • Tender 
  • To the End 
  • Country House 
  • Parklife 
  • End of a Century 
  • This Is a Low 
  • Under the Westway
  • For Tomorrow 
  • The Universal 
  • Song 2

13 marzo 2013

Sigur Rós / Forum - Assago / 19 Febbraio 2013

Sigur Ros - Forum di Assago 2013
Secondo ritorno della band islandese dopo la data di settembre (torneranno ancora a luglio). Nuovo palco, qualche elemento della scenografia in più, ma soprattutto quattro canzoni nuove.
  • Organizzazione: 7 - a differenza di altri concerti al Forum ho notato dei piccoli miglioramenti. La sicurezza è riuscita persino a tenere libere le scalinate di accesso alle tribune.
  • Ambiente: 8 - c'è da dire che i Sigur Rós incutono sempre un certo timore, nei momenti topici tutto il pubblico è rimasto in silenzio.
  • Luci ed effetti: 7,5 - dopo aver annunciato un nuovo palco e nuovi effetti speravo in qualcosa di meglio sinceramente. Le aggiunte sono state due: per l'occasione hanno rispolverato il loro vecchio telo che, come un delicatissimo Wall pinkfloydiano, li nasconde per i primi 3 pezzi, per poi dissolversi istantaneamente come l'umidità sul parabrezza una volta accesa l'aria condizionata. L'altra novità consiste in un enorme schermo cinematografico posizionato alle loro spalle che proietta, il più delle volte, effetti astratti o immagini rimescolate prese dai loro videoclip.
  • Qualità del suono: 9 - è uno dei pochi gruppi in cui si riesce a distinguere ogni strumento senza che nessun altro sia sovrastante e fastidioso. Imponente il suono del basso e fondamentale in molti pezzi. Le tastiere sono anch'esse poste in netta evidenza.
  • Simpatia 6 - non ci si aspetta certo simpatia, ma nemmeno antipatia, loro devono rimanere così... folletti astratti e irraggiungibili.
  • Capacità esecutive: 10 - più volte abbiamo decantato le lodi di Jonsì in questo blog, non ci ripeteremo; sicuramente sul palco è proprio lui il leader indiscusso, ma le parti di batteria e di basso sono sicuramente altrettanto importanti. Non esisterebbe una Ný Batterí senza Orri o una Olsen Olsen senza Goggi. Ma una Hoppipolla senza Kjartan? L'assenza di Kjartan si fa sentire più a livello affettivo che nella pratica musicale dove è sostituito egregiamente dal fratello e dagli altri componenti storici della band. Certo è che, a livello compositivo, non sappiamo ancora come si evolveranno, lo possiamo solo intuire...
  • Durata, setlist: 8,5 - questo concerto, per fortuna, non è stato un doppione di quello di Verona. Hanno eliminato purtroppo 2 perle del passato ma hanno inserito ben 4 pezzi nuovi (di cui almeno 3 sono ottimi già dal primo ascolto e fanno intuire una certa evoluzione del suono), hanno invece trascurato l'album per il quale sono in tour, Valtari, e dal quale hanno preso la sola Varúð. Una scelta che ho trovato strana, a meno che l'uscita del prossimo album non sia più vicina di quanto ci possiamo immaginare.
  • GLOBALE: 9 - immensi come sempre.

SETLIST
  • Yfirborð
  • Í Gær
  • Ný Batterí
  • Brennisteinn
  • Sæglópur 
  • Olsen Olsen
  • Vaka
  • E-bow
  • Varúð 
  • Hoppípolla 
  • Með Blóðnasir 
  • Kveikur 
  • Glósóli 
  • Svefn-g-englar 
  • Hrafntinna 
  • Popplagið 

2 marzo 2013

James Walsh / Decibel - Ancona / 8 Febbraio 2013

James Walsh - Ancona
Non sempre le scelte dei promoters sono comprensibili da noi semplici seppur navigati fan. Soprattutto in questi ultimi 2 anni di crisi musicale molti artisti hanno fatto ritorno nel nostro paese costretti dal calo di vendite, suonando un po' dappertutto soprattutto ai festival estivi.
La notizia di 7 date acustiche di James Walsh in Italia ci ha comunque spiazzati, ma almeno ha dato la possibilità a tutti i fan del brit pop italiani (a chi è riuscito a saperlo in tempo) di poterlo ammirare dal vivo. Infatti la promozione è stata pochissima, la nostra impressione è stata che James abbia accettato di farsi un bel giretto in Italia, una specie di pacchetto all inclusive a basso costo.
  • Organizzazione: 4 - il concerto è iniziato con 2 ore di ritardo, ma la scelta è stata puramente strategica e abbastanza comprensibile, lo scopo era: aspettare che si spargesse la voce e che il locale si riempisse un minimo sindacale. Di fatto così non sarà, non più di 50 persone (staff compreso) saranno presenti a questo concerto.
  • Ambiente: 4 - le poche persone presenti non erano nemmeno tanto coinvolte visto il continuo e fastidiosissimo chiacchericcio. Alcuni, persino, aumentavano decisamente il tono di voce quando la musica di James saliva di volume. Pessimo.
  • Luci ed effetti: n.p.
  • Qualità del suono: 7 - non c'è molto da commentare, voce e chitarra e qualche base (evitabile) lanciata brutalmente dal suo MacBook. Qualche loop costruito al momento non ci sarebbe dispiaciuto.
  • Simpatia: 9 - una disponibilità e una professionalità con pochi eguali nel mondo della musica. Prima, dopo e durante il concerto. Prima abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e di fargli una piccola richiesta, durante il concerto non si è scoraggiato ed ha suonato il set completo, dopo si è soffermato per autografare i pochi EP in vendita e anche per accennare a qualche passo di danza sul DJ set successivo.
  • Capacità esecutive: 9,5 - James è la voce che tutti vorremmo per descrivere le nostre emozioni più profonde, lamentosa, profonda e calda allo stesso tempo.
  • Durata, setlist: 8,5 - non si può chiedere più di così da questa serata particolare, un po' triste, un po' fredda, sperduti tra i capannoni di periferia... ma se con 8 euro è possibile passare momenti così, ti chiedi che senso abbia spenderne 60 per finire nel macello di un concerto dei Muse a San Siro (per esempio). Le due cose non son paragonabili.
  • GLOBALE: 9 - un momento prezioso rubato alle nostre vite trafficate.
SETLIST
  • Good Souls
  • Tell Me It's Not Over
  • Start Again
  • Poor Misguided Fool
  • Love Is Here
  • Precious Stolen Moments
  • Dancing Queen
  • Boy In Waiting
  • Summer Dress
  • The Thames
  • We Could Try
  • Four To The Floor
  • Alcoholic
  • Stand by Me
  • Neon Sky
  • Silence Is Easy

29 ottobre 2012

Keane / Estragon - Bologna / 26 Ottobre 2012

Keane - Estragon
La giornata che ci porta al tanto atteso concerto dei Keane è una delle più uggiose dell'anno, pioggia e nebbia in contemporanea ci incupiscono per tutto il viaggio e per tutta l'attesa in coda. Anche gli stessi Keane, entrando con il loro tourbus nella landa desolata del Parco Nord, chissà cosa avranno pensato, chissà se per un attimo non abbiano avuto un ripensamento.
  • Qualità del suono: 9 - apprezzabile il bilanciamento di tutti gli strumenti dove ovviamente le tastiere hanno gran risalto.
  • Luci ed effetti: 7 - un set di luci standard sapientemente diretto ed il logo dell'ultimo album che svetta sullo sfondo. Ma sbaglio o la scritta di Strangeland si accende solo sulle canzoni relative all'album?
  • Organizzazione: 8 - in orario sul ritardo annunciato, da Vivo Concerti, il giorno stesso su Facebook.
  • Ambiente: 8 - a parte il caldo soffocante (l'aria fresca fuori non mancava, fatela entrare in qualche modo!) il pubblico è dei migliori nel senso che si diverte senza rovinare la serata al prossimo.
  • Simpatia: 8,5 - gli anni trascorsi dall'ultimo concerto ci consentono di notare meglio quali aspetti si siano evoluti maggiormente e la cosa che si nota subito è la serenità e la scioltezza di Tom. Il pubblico, esaltato come pochi, lascia di stucco più volte il frontman che tenta di imbastire un paio di frasi in italiano per ringraziare, di quanto stia bene... le solite cose insomma. Promesse per un eventuale ritorno? Qualcuna, ma non troppo convinta. Nonostante l'accoglienza veramente entusiasta.
  • Capacità esecutive: 9 - sincronismi perfetti e alcuni pezzi dal finalino a sorpresa, Tim il solito esagitato, ma soprattutto Tom, l'unico cantante che si sia esibito con i Queen in grado di reggere meglio l'eredità di Mercury, e stasera l'ha dimostrato, seppur con i Keane la sua voce debba rispettare il ruolo e quindi sia molto più... gentile.
  • Durata, setlist: 9 - maledetto setlist.fm! Dal sito si scopre che due sere prima ne avevano suonate 2 in più chiudendo il concerto con Under Pressure, ma il giudizio non può che essere positivo, con ben 6 pezzi da H&F (ove risiedono indubbiamente i brani più emozionanti) il quadro della loro carriera è completo.
  • GLOBALE: 8,5 - se sia stato il gran ritorno dei Keane o solo un'improvvisata estemporanea ancora non possiamo dirlo, ma che sia stato un gran concerto ne siamo certi. Il sole di Strangeland splende su Bologna.
SETLIST
        • You Are Young
        • Bend and Break
        • On the Road
        • The Lovers Are Losing
        • Silenced by the Night
        • The Starting Line
        • Everybody's Changing
        • Nothing in My Way 
        • Is It Any Wonder?
        • We Might as Well Be Strangers
        • Day Will Come
        • Spiralling
        • A Bad Dream
        • Hamburg Song
        • Disconnected
        • This Is the Last Time
        • Somewhere Only We Know
        • Bedshaped
        •  
        • Sea Fog
        • Sovereign Light Café
        • Crystal Ball

        8 settembre 2012

        Sigur Rós / Castello Scaligero - Villafranca / 2 settembre 2012

        Il concerto in una manciata di pseudo tweet.

        Í Gær
        La dose d'attacco alle nostre emozioni.

        Vaka
        La perfezione che zittisce i fischi molesti. Basta un'occhiata di ghiaccio.

        Ný Batterí
        Un sussulto continuo.

        Svefn-g-englar
        Ormai ci sentiamo coccolati in questa tempesta...

        Sæglópur
        ...salvo poi naufragare in un mare di lacrime.

        Viðrar Vel Til Loftárása
        Come zittire 10.000 persone stando zitti.

        Hoppípolla
        Stivali ok.
        Fango ok.
        Pozzanghere... hòp!

        Með Blóðnasir
        Liberazione... tutti in coro e su le mani!

        Olsen Olsen
        Gli acuti di Jonsì dritti dritti dentro ai pick-up della sua chitarra: la voce sembra provenire da un mondo sterminato.

        Festival
        La gioia.

        Varúð
        Nuove perle da cogliere al volo.

        Hafsól
        Come vorrei quell'archetto sfibrato!

        Ekki Múkk
        Ormai senza fiato, non una parola.

        Popplagið
        Non è possibile che possa crescere così tanto!
        Apoteosi!!

        13 luglio 2012

        Mumford And Sons / Piazza Plebiscito - Ancona / 4 Luglio 2012

        Mumford and Sons - Ancona
        Wikipedia dice bugie, i Mumford and Sons non sono un gruppo folk, il termine è piuttosto limitante. I loro successi più travolgenti lo sono, ma non tutti. Essi infatti spaziano da pezzi a dir poco minimalisti ad improvvise accelerazioni, dallo swing di Dust Bowl Dance al finalone pop di Lover of the Light per poi lasciarsi andare nella coralità rock di Whisper in The Dark in cui gli elementi sul palco sono almeno una decina: fiati, violini, contrabasso, oltre al loro affezionato banjo... in questa pluralità richiamano molto gli Arcade Fire. Non sono tutti polistrumentisti, ma i musicisti sul palco vanno e vengono con una certa frequenza provocando in chi ascolta sbalzi di umore imprevisti.
        • Qualità del suono: 10 - la discrezione nel calare un concerto rock nel mezzo di una città forse ha contenuto i volumi, così ogni strumento aveva il suo spazio nel timpano.
        • Luci ed effetti: 8,5 - un'atmosfera intimista e calda come in una enorme ed accogliente camera da letto.
        • Organizzazione: 9 - nessun problema da segnalare, forse la coda all'ingresso andava un pochino più disciplinata. Ottima la scelta della location! Finalmente la storia dell'architettura italiana è stata valorizzata. Ricavare una piccola arena ai piedi del Papa è stata un'idea geniale oltre che comoda ai fini pratici, sia per chi organizza, sia per chi del concerto fruisce.
        • Ambiente: 8 - pubblico su di giri e scatenato in platea, più composto e più attempato sulle gradinte e ai bordi alti della piazzetta. I palazzi oscurano il sole e l'aria di mare rende il caldo più sopportabile.
        • Simpatia: 8,5 - altra imprecisione di Wikipedia: siamo sicuri che Mumford e figli siano inglesi?! Parlano tutti un fluente italiano! Esagerazioni a parte, hanno sfoggiato discorsi anche piuttosto complicati per uno straniero. Presumo che il tastierista Ben Lovett abbia origini italiane.
          Marcus mostra spesso un sorriso sorpreso quando tutto il pubblico dimostra di conoscere i testi a memoria.
        • Capacità esecutive: 8,5 - il leader infortunato ad una mano delega spesso l'uso della chitarra/banjo limitandosi alle percussioni. La sua voce è comunque impeccabile dall'inizio alla fine.
        • Durata, setlist: 9 - 16 pezzi, i successi si alternano a momenti di "quiet". 3 buone nuove canzoni che "proviamo a suonare per primo tempo in italia".
        • GLOBALE: 8,5
        SETLIST
          • Lover's Eyes
          • Little Lion Man
          • Winter Winds
          • White Blank Page
          • Below My Feet
          • Timshel
          • Where Are You Now?
          • Roll Away Your Stone
          • Lover of the Light
          • Thistle & Weeds
          • Ghosts That We Knew
          • Awake My Soul
          • Whispers in the Dark
          • Dust Bowl Dance
          • Sigh No More
          • The Cave

            6 maggio 2012

            Manic Street Preachers / TheaterFabrik - Monaco / 27.04.2012

            Manic Street Preachers - Munich
            Era il 1998 quando i Manics si esibirono per l'ultima volta in Italia. Io li avevo appena scoperti grazie a quel capolavoro di This Is My Truth, Tell Me Yours rimasto in cima alla mia personale classifica per anni. A quei tempi, però, non ero ancora quell'indie-rockettaro che non si perderebbe un live per niente al mondo; e fu così che i Manics non tornarono mai più nel Bel Paese (matrimonio di James a parte). Poi, col tempo, con la mancanza di un riscontro live, la passione si è affievolita e, non dico di averli abbandonati, ma sicuramente li ho trascurati per lunghi periodi.
            Sicché, 14 anni dopo, con l'occasione (e che occasione!) del tour europeo in cui hanno portato in giro i loro più grandi successi, mi sono deciso ad emigrare in Germania per riuscire a materializzare una band che ormai stava occupando nel mio immaginario una dimensione eterea.
            Un salto spazio - temporale quindi, un viaggio di 600 km in auto, un tuffo nel passato di un decennio... e l'umanizzazione dei 3 musicisti che ho sempre visto così lontani e irraggiungibili è compiuta!
            Infatti, averli a pochi metri, senza barriere a interferire la visuale, si notano alcuni dettagli che rivelano i loro caratteri e le loro abitudini: tutti e tre sono veri professionisti, potranno sembrare inutili particolari, ma dietro di loro si notano borracce personalizzate, non la solita birra;  suonare 23 pezzi (a 42 anni) senza fermarsi in un locale in cui ci saranno stati 30° non è cosa possibile a tutti. Ma non solo quello. Coinvolgere, saltellare, raccontare... e poi sorridere e divertirsi.
            Nicky, in particolare, è sempre sorridente nelle sue movenze plastiche e a quanto scrive nei suoi tweet si percepisce una persona che ha mantenuto i piedi per terra (si lava da solo le magliette nel lavandino dell'hotel) e che tutt'ora è entusiasta e divertita della vita in tour.
            James D. è uno dei migliori in assoluto; riesce ad associare ad una voce graffiante e possente un'abilità alla chitarra impeccabile.
            Sean non manca un colpo. E' molto professionale, lo si vede da come imposta il suo lavoro, munito di guanti, al buio, schivo dietro alla batteria.
            Non facciamo paragoni con i Gallagher o altri musoni simili.
            Li avvicinerei, vista anche la loro disponibilità del post-concerto, ai Travis.

            Quindi i voti:
            • Qualità del suono: 8 - la prima fila non è che sia il posto migliore per ascoltare bene un concerto, ma l'impressione è buona.
            • Luci ed effetti: 5 - locale piccolissimo, palco altrettanto. Qui a Monaco niente alberelli luminosi. Ci sono però il puma e il cane cristallizati a fare di guardia al palco.
            • Organizzazione: 6 - per certi versi un po' all'acqua di rose. Ma come puntualità i tedeschi non sgarrano.
            • Ambiente: 4 - i Magazzini Generali di Germania sono stretti e bassi, un caldo incredibile ed inaspettato. Impianto dell'aria probabilmente non funzionante. Lasciamo stare poi quei 3 che sono passati avanti in fila...
            • Simpatia: 9 - ahimé non ho capito tantissimo di quello che diceva James, ma come detto, chi si diverte trasmette anche divertimento ed entusiasmo.
            • Capacità esecutive: 10 - si conoscono a memoria ma riescono comunque a far sembrare che stiano suonando quel pezzo per la prima davanti dal vivo. Non è da tutti.
            • Setlist: 9 - non poteva esserci tour migliore per vederli, le canzoni scelte sono tutti singoli e soprattutto ci sono ben 23 brani in scaletta e non i soliti 16. Non si meritano 10 perchè una tra Masses Against The Classes o Autumn Song avrebbero dovuto farla (opinione personalissima). E' una scaletta che guarda molto al passato e taglia completamente e rigorosamente Journal For Plague Lovers in quanto non ne sono stati estratti singoli.
            • GLOBALE: 9,5 - finally!
            SETLIST
            • Motorcycle Emptiness
            • Your Love Alone Is Not Enough 
            • Ocean Spray 
            • Love's Sweet Exile 
            • (It's Not War) Just The End Of Love 
            • The Everlasting 
            • Found That Soul 
            • Suicide is Painless (Theme from MASH)
            • The Love Of Richard Nixon
            • Revol
            • Tsunami 
            • A Design For Life 
            • From Despair To Where 
            • There by the Grace of God 
            • You Love Us 
            • Everything Must Go 
            • Slash 'n' Burn 
            • This Is The Day
            • You Stole The Sun From My Heart 
            • Some Kind Of Nothingness 
            • Little Baby Nothing 
            • Motown Junk 
            • If You Tolerate This Your Children Will Be Next 
            Che nulla sia lasciato al caso lo si nota anche dalla massima riportata alla fine della setlist, già sapendo che sarà preda dei fan delle prime file: “Youth is a circumstance you can't do anything about. The trick is to grow up without getting old.” Frank Lloyd Wright


            Il video-montaggio comprensivo di 8 canzoni!

            13 marzo 2012

            M83 / Magazzini Generali - Milano / 6 Marzo 2012

            Sold-out. L'ultimo splendido doppio album degli M83 ha riempito i Magazzini, e, per una volta dopo tanti concerti, anche il gruppo che apre è perfettamente in tema con la serata. Niente sbadigli quindi. C'è una certa attesa anche nel vedere questo talento italiano che sembra invece un prodotto di musica alternativa scandinava assimilabile ai Raveonettes o ai Ladytron... Porcelain Raft di fatto è una sola persona, ma coinvolge come una band al completo, la sua musica è atmosfera cupa che si apre a sprazzi di speranza. Nel suo sito è possibile ascoltare tutti i suoi EP tranne l'ultimo.
            • Qualità del suono: 8 - sembra buono, nonostante l'imponenza del suono di certi pezzi le voci si continuano a distinguere.
            • Luci ed effetti: 7,5 - M83 è una galassia e più precisamente la Galassia Girandola del Sud. Inevitabile quindi il richiamo nella scenografia all'elemento astronomico per non dire alieno: l'alieno che si presenta sul palco per primo e le stelle che si accendono sul fondale. Il tutto arricchito da tubi a led verticali dai colori cangianti.
            • Organizzazione: 5 - non lo so, ultimamente ai Magazzini Generali non si capita bene, molti spettatori erano convinti che il concerto cominciasse molto più tardi per via di comunicazioni errate presenti nei vari siti. Per caso mi sono informato solo appena prima di partire e quindi ho letto gli orari corretti, se non che, gli M83 sono usciti in ritardo (rispetto a quanto ne sapevo io) e poi sono stati probabilmente costretti a tagliare un pezzo.
            • Ambiente: 6 - apprezzabile sicuramente il sold-out e l'entusiasmo, forse meno apprezzabili le motivazioni dietro a questo tutto esaurito che, prima fila a parte, era composto per la maggioranza di gente che pensava forse di assistere ad una serata disco/punk; delirio, pogo selvaggio, surfing, e poco, pochissimo rispetto per i momenti che avrebbero dovuto impreziosire la serata. Sto parlando di una certa "Wait" che va ascoltata in religioso silenzio, purtroppo il pubblico non è lo stesso di Jonsì.
            • Simpatia:  8 - giusto per chiarire le idee, questo è un concerto comunque anomalo rispetto ai soliti a cui assistiamo, si tratta di musica elettronica/alternativa e di un gruppo che gruppo non è perchè formato da una persona sola. Alle 21.40 scopriamo quindi la formazione sul palco: Anthony Gonzalez è al centro con la sua montagna di campionatori/sintetizzatori, sulla sinistra un giovanotto polistrumentista che si agita in certe occasioni come un matto, ricordando nelle movenze alcuni componenti degli Arcade Fire; sulla destra troviamo una irriconoscibile Morgan Kibby, che fino a poco tempo fa si nascondeva dietro ad occhialoni dalla montatura spessa ed altrettanto frangettone retrò, lei è la tastierista, cantante nonché coautrice di alcuni brani. Dietro di loro il batterista di batteria acustica (anche se molte percussioni poi sono campionate). Tra i 4 c'è molta sintonia e si ritrovano a memoria, non si risparmiano in niente ed escono di scena fisicamente provati.
            • Capacità esecutive: 9 - se è vero che sintetizzatori ed effetti vari la fanno da padrone è anche vero che sono gestiti nel migliore dei modi. Le parti di canto sono impeccabili e meno effettate rispetto alle versioni di studio. Alcuni pezzi sono quasi irriconoscibili.
            • Durata, setlist: 7 - esaltazione preconcerto nello sbirciare la scaletta e nel notare "Don't Save Us From The Flames", altrettanta delusione ed incomprensione nel momento in cui non l'hanno eseguita. Rileggendo le setlist passate ho notato che non la fanno spesso, forse la tengono come jolly o forse causa ritardo l'hanno segata. Peccato perchè è probabile che molti dei presenti abbiano conosciuto gli M83 per quella canzone. Per il resto si alternano canzoni più rock ad altre molto più dance, tutte comunque riviste in chiave live per meglio travolgere e stupire il pubblico.
            • GLOBALE: 8,5
            SETLIST
            • Intro
            • Teen Angst
            • Graveyard Girl
            • Reunion
            • Sitting
            • Year One, One Ufo
            • We Own The Sky
            • Steve McQueen
            • Wait
            • Claudia Lewis
            • This Bright Flash
            • Midnight City
            • A Guitar And A Heart
            • Skin Of The Night
            • Couleurs

            7 dicembre 2011

            Noel Gallagher / Alcatraz - Milano / 29 Novembre 2011

            Quasi sembra fatto apposta. Noel Gallagher il giorno dopo Paul McCartney. L'erede al trono del britpop che virtualmente ne raccoglie il testimone. La ciliegina sulla torta confezionata la sera precedente. Anche perchè, senza nulla togliere al Genius di Manchester, le proporzioni sono quelle.
            • Qualità del suono: 9 - a differenza dei concerti oasissiani, la voce di Noel non sembra più quella di una gallina strozzata.
            • Luci ed effetti: 7,5 - senza infamia e senza lode.
            • Organizzazione: 7 - si fuma tranquillamente sotto gli occhi della sicurezza. Per il resto tutto ok.
            • Ambiente: 7 - "Noel Noel Noel Noel Noel..." sono i cori inevitabili da parte dello zoccolo duro.
            • Simpatia:  8,5 - forse che forse il nostro noto antipatico per convenzione abbia imparato qualcosa dal concerto della sera prima? Oppure più semplicemente si trova liberato dalla presenza ingombrante dell'ancora più antipatico fratello minore? Fatto sta che Noel sfodera la sua vera simpatia (di solito apprezzabile solo dalle interviste rilasciate in patria) e interagisce col pubblico. Il tema della serata è Masterplan. La folla la invoca e lui ovviamente non la accontenta (è nota la rigidità della scaletta degli Oasis) però gliela fa credere (anche se nessuno probabilmente ci casca) e quindi ci gira in giro più volte lanciando pure un sondaggio su quale canzone dovesse suonare per ultima. L'applausometro però indica DLBIA.
            • Capacità esecutive: 9 - nessuna sbavatura, è il Noel che tutti conosciamo. Buona la band che lo accompagna. Apprezzabili gli inserti di tastiera che a tratti sostituiscono gli originali eseguiti a chitarra.
            • Durata, setlist: 7 - non è l'ideale assistere a quasi 3 ore di concerto la sera prima e ad 1 e mezza precisa la sera successiva. Manca qualche ottima canzone del nuovo album come Stop The Clocks e oltretutto l'archivio Oasis è ben fornito, ma si sa, i contratti sono questi.
            • GLOBALE: 8,5 - nonostante dalle retrovie non abbia visto quasi niente è stato uno dei migliori concerti degli Oas... erm... di Noel a cui abbia assistito. Le nuove canzoni sanno il fatto loro.
            SETLIST
            • (It's Good) To Be Free
            • Mucky Finger
            • Everybody's on the Run
            • Dream On
            • If I Had a Gun...
            • The Good Rebel
            • The Death of You and Me
            • Freaky Teeth
            • Wonderwall
            • Supersonic
            • (I Wanna Live in a Dream in My) Record Machine
            • AKA... What a Life!
            • Talk Tonight
            • Soldier Boys and Jesus Freaks
            • AKA... Broken Arrow
            • Half The World Away
            • (Stranded On) The Wrong Beach
            • Little By Little
            • The Importance of Being Idle
            • Don't Look Back In Anger

              2 dicembre 2011

              Paul McCartney / Forum di Assago / 27 Novembre 2011

              Orbene, mai recensione sarà più inadeguata di questa. Per il semplice fatto che Sir. Paul rappresenta per ognuno di noi qualcosa di diverso, qualcosa che fa parte della propria storia personale tanto quanto della storia della musica e non solo. Sarebbe come parlare di Carlo Magno, Garibaldi, Il Duce... cosa aggiungere rispetto a ciò che la Storia con la lettera maiuscola non abbia già sentenziato?
              • Qualità del suono: 9 - nessun difetto, nessuna pecca di rilievo, da ogni posizione.
              • Luci ed effetti: 9 - i 2 megaschermi laterali facilitano la visione a chiunque, soprattutto per la loro posizione simmetrica e slanciata. Mentre lo schermo a pixeloni led che fa da fondale proietta filmati a tema.
                Lo spettacolo pirotecnico associato a Leave and Let Die fa di quel momento forse la miglior canzone live fin qua da me ascoltata insieme a Confortably Numb.
              • Organizzazione: 0 - si esatto, zero. E con organizzazione ci metto dentro tutti, non solo l'organizzatore ufficiale. Le colpe per questi grandi eventi sono di tutti: dai vigili urbani (totalmente assenti), ai parcheggiatori che non smistano il traffico in uscita, alla security che ti assilla per una foto in più, ed a chi ha pensato che quella struttura, così predisposta, vada bene ad accogliere 15.000 persone per 100 volte all'anno!
                Apertura porte in ritardo di quasi 1 ora con conseguente assideramento. Disposizione della coda anarchica, ma mantenuta abbastanza composta solo per la correttezza di chi la componeva. Insomma, come già detto altre volte, il Forum di Assago non è nato per i concerti, non è strutturalmente adeguato ad accogliere flussi di persone in entrata e peggio ancora in uscita. I venditori di magliette che si piazzano nel tunnel che porta al parcheggio e che rallentano il deflusso della gente, aiuole, recinzioni, marciapiedi, tutto sembra messo lì come ostacolo ed impedimento a chi dovrebbe usufruire del palazzetto.
                Senza contare l'ossessione per le fotocamere reflex per cui un addetto sfondava direttamente la folla per venirti a prendere e per sciogliere nell'acido la tua macchina fotografica. Ok, se fotografare è un reato gravissimo, però allora andiamo a prendere allo stesso modo chi fuma indisturbato tutte le sigarette che vuole! E non ditemi che non si nota la colonnina di fumo, sono perfettamente individuabili.
              • Ambiente: 7 - come già detto il pubblico è stato composto sia in coda che durante il concerto. I soliti pochi "dispettosi" però riescono sempre a metterci del loro. Temperatura del locale esagerata, soprattutto dopo i fuochi.
              • Simpatia:  10 - si può dire che abbia conosciuto Paul solo questa sera.. e lo definirei (per chi segue questo blog) come un Fran moltiplicato per il peso storico che si porta sulle spalle. Gioca, scherza il e con il pubblico. Spiega questa e quell'altra canzone, si muove come un grillo tra una chitarra ed un pianoforte. Parla in italiano alla perfezione (leggendo) e non si ferma mai se non dopo 2 ore e mezza abbondanti!
              • Capacità esecutive: 10 - non lo so, non si può giudicare! Non si può! 
              • Durata, setlist: 10+ -impossibile lamentarsi, "manca questa", "ah già non ha fatto quell'altra!", ma come si fa? Il concerto sarebbe dovuto durare 6 o 7 ore! "Adesso dobbiamo andare!" dice Paul alla fine del sogno.
              • GLOBALE: 10+ - per me era inimmaginabile, che ne so, a 6 anni, vedere un giorno un concerto del genere, dopo gli innumerevoli ascolti (grazie ai genitori), dopo averle suonate con tutti gli strumenti, dopo aver visto documentari, speciali, dopo averli sentiti risuonare nell'aria, sempre, ovunque... e dopo comunque 80 concerti di ogni altro genere... è impossibile per ora rendersene conto.
              SETLIST (non solo Beatles ovviamente)
              • Hello, Goodbye [The Beatles]
              • Junior's Farm [Paul McCartney & Wings]
              • All My Loving [The Beatles]
              • Jet [Paul McCartney & Wings]
              • Drive My Car [The Beatles]
              • Sing the Changes [The Fireman]
              • The Night Before @Song[The Beatles]
              • Let Me Roll It [Wings]
              • Paperback Writer [The Beatles]
              • The Long and Winding Road [The Beatles]
              • Come and Get It
              • Nineteen Hundred and Eighty-Five [Wings]
              • Maybe I'm Amazed
              • I've Just Seen a Face [The Beatles]
              • I Will [The Beatles]
              • Blackbird [The Beatles]
              • Here Today
              • Dance Tonight
              • Mrs Vandebilt [Wings] 
              • Eleanor Rigby [The Beatles]
              • Something [The Beatles]
              • Band on the Run [Wings]
              • Ob-La-Di, Ob-La-Da [The Beatles]
              • Back in the U.S.S.R. [The Beatles]
              • I've Got a Feeling [The Beatles]
              • A Day in the Life / Give Peace A Chance [The Beatles]
              • Let It Be [The Beatles]
              • Live and Let Die [Paul McCartney & Wings]
              • Hey Jude [The Beatles]
              • The Word/All You Need Is Love [The Beatles]
              • Day Tripper [The Beatles]
              • Get Back [The Beatles]
              • Yesterday [The Beatles]
              • Helter Skelter [The Beatles]
              • Golden Slumbers / Carry That Weight / The End [The Beatles]

              25 novembre 2011

              Kasabian / Alcatraz - Milano / 20 Novembre 2011

              Replica, condita con i nuovi pezzi, del concerto relativamente recente avvenuto sempre qui all'Alcatraz nel 2010:
              • Qualità del suono: 7 - due anni fa l'impressione era stata ottima, potenza che valorizzava la musica della band inglese. Quest'anno la potenza stessa ha rovinato più che altro le voci, distorcendole un po'.
              • Luci ed effetti: 8 - atmosfera cupa e riflettori che si muovono e puntano verso il pubblico, da metà sala l'effetto è suggestivo.
              • Organizzazione: 7
              • Ambiente: 7 - è chiaro che ad un concerto del genere si poga di brutto ed allora, sapendolo prima, si sta un po' in disparte. Peccato che qualcuno debba per forza fumare anche se non si può e che nessuno pensi di punirli o almeno di farli smettere.
              • Simpatia:  9 - i fan puntano sull'italianità di Serghio Pizzorno i cori sono tutti per lui, il quale ricambia con innumerevoli gesti di affetto e devozione, finalmente si è lasciato andare rispetto alle precedenti apparizioni; ha capito come accontentarci, e insieme a poche parole in italiano (ma pronunciate benissimo), ci infila pure l'Inno di Mameli accennato dal trombettista prima di Take Aim.
                Il gruppo è unito, cenni d'intesa e battute (a noi ignote) condiscono con sorrisi tutta la serata.
              • Capacità esecutive: 9 - spettacolo confezionato senza pause, ogni pezzo (o quasi) è collegato a quello successivo. Tastiere, fiati, sintetizzatori, tutto concorre a produrre un suono compatto che crea un'atmosfera dark, rock... sembra di essere immersi in una perenne Within Without You / Tomorrow Never Knows (Beatles).
              • Durata, setlist: 8 - ci sono tutte, forse qualcosa meno. Finale devastante!
              • GLOBALE: 9 


              SETLIST
              • Days Are Forgotten
              • Shoot The Runner
              • Velociraptor!
              • Underdog
              • Where Did All The Love Go?
              • I.D.
              • I Hear Voices
              • Inno di Mameli / Take Aim
              • Club Foot
              • Re-wired
              • Empire
              • La Fée Verte
              • Fast Fuse / Pulp Fiction Theme
              • Goodbye Kiss
              • L.S.F. (Lost Souls Forever)
              •  
              • Switchblade Smiles
              • Vlad The Impaler
              • Fire
              Special guests:  Chaos Surfari

              16 novembre 2011

              Kaiser Chiefs / Magazzini Generali / 13 Novembre 2011

              Kaiser Chiefs - Milano
              Concerto allegato al tour di presentanzione di questo nuovo lavoro dal titolo che fa pensare: The Future Is Medieval. Con questa uscita la band ha sfornato una ventina di canzoni nuove nuove e poi è stata data la possibilità ai fans di costruire il loro album personalizzato scegliendone 10. Ci ho provato ma non è semplice perchè se ne vorrebbero inserire almeno 12 - 13.

              Ma veniamo al concerto:
              • Qualità del suono: 7 - ero molto avanti, piuttosto defilato, e l'impressione era quella che la voce fosse nella sala a fianco. Ma diciamo che un po' me la sono cercata. Il posto dove si sente meglio è vicino a chi il suono lo comanda.
              • Luci ed effetti: 4 - troppo buio per foto decenti, sono le solite luci dei Magazzini senza nessuna aggiunta e per di più manovrate con poca passione. Pessimo.
              • Organizzazione: 9 - hanno aperto in ritardo ma poi tutto ha avuto scadenze precise al secondo, nonostante l'avere 2 gruppi di supporto non faciliti le cose. A tal proposito... I Tribes tanto decantati mi son sembrati insignificanti, altro che nuovi Libertines! Mentre invece i Transfer sono stati interessanti, approfondirò...
              • Ambiente: 6 - Magazzini in gran spolvero, puntuali, puliti, temperatura accettabile. Purtroppo poi il "posto unico" non ti garantisce nulla, il che lascia spazio ai soliti furbi che arrivano alle 21.30 ma raggiungono non la seconda, ma pure la prima fila. Odiosi.
              • Simpatia:  10 - i Kaiser nulla sarebbero senza l'espressività di Ricky Wilson, il frontman che tiene la scena come nessun altro, riempie il palco, la musica, l'intera serata. Presentatosi in scena con messa in piega soffice e cotonata, quest'ultima ha lasciato presto spazio allo sconvolgimento sudato dei suoi movimenti pazzi. Ruota con precisione e velocità asta e microfono, si sporge sul pubblico e, come pronosticato, non s'è fatto scappare il tour del ballatoio dei Magazzini!
              • Capacità esecutive: 8 - musica confezionata a memoria. Nonostante l'imprevedibilità del cantante tra loro c'è comunque una sincronia perfetta. Da segnalare la dissonante Man on Mars cantata dal batterista. Wilson tiene alla perfezione anche i ripetuti "Uoooaaaahhhh" sparsi qua e là nella scaletta che sono il marchio di fabbrica della band.
              • Durata, setlist: 8 - di certo è una scaletta perfetta nelle scelte, nettamente meglio dell'ultima (Alcatraz 2009), però è anche ora che i concerti durino un po' di più, in modo da arrivare almeno all'ora e tre quarti.
              • GLOBALE: 8,5 - lo slancio, la potenza e la gioia racchiusi in 1 ora e mezza.


              SETLIST
              • Howlaround (Intro)
              • Everyday I Love You Less And Less
              • Never Miss A Beat
              • Little Shocks
              • Everything Is Average Nowadays
              • Put Me On The Cover Of Your Magazine
              • Modern Way
              • Man On Mars
              • Good Days Bad Days
              • Ruby
              • The Angry Mob
              • Na Na Na Na Naa
              • Starts With Nothing
              • I Predict A Riot
              • Kinda Girl You Are
              • Take My Temperature
              • Love's Not A Competition (But I'm Winning)
              • Oh My God

                30 settembre 2011

                Noah And The Whale / Tunnel - Milano / 28 Settembre 2011

                Noah And The Whale - Milano
                Primo concerto per me dei Noah And The Whale.
                • Qualità del suono: 6 - ero in una buona posizione centrale e quindi, a differenza di altre volte, avrei dovuto sentire meglio. Considerando che la loro musica ha pretese di raffinatezza e ricerca ho trovato che questo loro impegno è stato un po' rovinato dai toni bassi che tendevano a coprire tutto il resto, voce e violino compresi.
                • Luci ed effetti: 7 - coreografia a LED del locale coordinata con la musica. Suggestiva la palla roteante di cristallo che durante uno degli ultimi pezzi ha creato un'atmosfera inedita per un concerto.
                • Organizzazione: 7 - buona ma comunque la tendenza è sempre quella di ritardare di almeno mezz'ora gli orari indicati nei siti e sui biglietti stessi.
                • Ambiente: 5 - capisco che è un autunno anomalo, ma vogliamo fare entrare un po' di aria in questo benedetto tunnel?!
                  Come nota negativa da segnalare anche il chiacchiericcio continuo e fastidioso del pubblico sui pezzi lenti, il che mi fa sospettare che ci fossero molti invitati a cui non gliene fregasse niente, ma erano lì solo per fare numero. L'avessero fatto con Jonsi...
                • Simpatia:  8 - eleganza e stile. Come ad una sfilata la band entra da una porta laterale sotto gli occhi stupiti del pubblico stesso che deve attraversare per poter salire sul palco. Tentativi di brevi discorsi in italiano molto apprezzati. Ammiccamenti e pose plastiche limitate dalla superficie stessa del palco molto limitata.
                • Capacità esecutive: 8 - i NATW sono musicisti che sanno il fatto loro. La strumentazione classica un po' particolare condita di sintetizzatori e campionatori sembra quasi sacrificata sul palchetto, ma alla fine tutto prosegue nel migliore dei modi senza tentennamenti. La voce di Charlie Fink si sa, non è potentissima, infatti tende un po' a sparire sui pezzi più rock (se così si possono definire).
                • Durata, setlist: 8,5 - una scaletta direi completa. Ovviamente è stato dato molto spazio ai nuovi pezzi, ma, essendo io un fan dell'ultima ora, la cosa non mi è dispiaciuta. Grandissimo finale struggente con "The First Days Of Spring" in versione potenziata.
                • GLOBALE: 8,5 - una scoperta, una certezza.


                SETLIST
                • Give A Little Love
                • Just Me Before We Met
                • Life Is Life
                • Give It All Back
                • Shape of my Heart
                • Rocks and Daggers
                • Love of an Orchestra
                • Blue Skies
                • Wild Thing
                • The Line
                • Our Window
                • Tonight's the Kind of Night
                • 5 Years Time
                • Jocasta
                • Waiting for My Chance to Come
                • L.I.F.E.G.O.E.S.O.N.

                • Old Joy
                • The First Days of Spring