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20 marzo 2015

Kaiser Chiefs / Magazzini Generali - Milano / 15 Ottobre 2014

Non capita spesso di arrivare con molte ore di anticipo sul luogo del concerto (con la scusa di parcheggiare e farsi un giro a Milano) ed incontrare il leader della band che si esibirà quella sera girovagare allegramente in cannottiera, come se nulla fosse, all'esterno del locale. Una battuta con i venditori abusivi di magliette, foto e autografi (con noi) e poi via diretto verso il vicino supermarket. Probabilmente ne approfitta per godersi un po' di vita da sconosciuto, visto che recentemente ha incrementato ulteriormente la sua notorietà per essere stato un brillantissimo giudice di The Voice Uk (vedere per credere).
  • Organizzazione: 9 - un po' di ritardo, ma per il resto tutto secondo i piani. Concerto piccolo = facile gestione.
  • Ambiente: 9 - pochi ma buoni. Il pubblico si esalta all'unisono e non potrebbe essere altrimenti con tali brani così travolgenti ed orecchiabili.
  • Luci ed effetti: 5 - il minimo sindacale.
  • Qualità del suono: 8 - i Magazzini, negli anni, hanno subito qualche limatura e aggiustamento, le enormi casse che piallavano il pubblico in prima fila sono ormai da tempo state spostate in alto, ad "arco", per diffondere meglio il suono.
  • Performance: 10 - sarebbe riduttivo dire che i Kaiser sono Ricky Wilson, ma di fatto è lui, uno dei migliori showman del rock britannico, forse il migliore, ad attirare su di sè tutti gli sguardi. Bisogna proprio impegnarsi per onorare con un'occhiata la presenza degli altri quattro, che da parte loro, sapendo quanto Ricky sia magnetico, non si impegnano più di tanto nel farsi notare. Ottimi musicisti e compositori... ma nulla in confronto ai numeri da circo del frontman: Wilson sembra brillo, ma non può esserlo, è un pazzo cosciente di esserlo, non risparmia una goccia di sudore e il suo è uno spettacolo improvvisato con alle spalle una preparazione da giocogliere e da atleta: su una delle prime canzoni mette al sicuro un obbiettivo di un fotografo perchè sapeva già che lì avrebbe saltato, lancia e maneggia con disinvoltura e precisione i suoi strumenti, l'asta e il microfono sono praticamente sempre in volo.
  • Durata, setlist: 8 - le nuove canzoni sono già dei classici. Peccato per la brevità (16 canzoni) e per l'assenza di Bows&Arrows.
  • GLOBALE: 9,5 - entusiasmo allo stato puro.
SETLIST
  • The Factory Gates
  • Everyday I Love You Less and Less 
  • Everything Is Average Nowadays 
  • Ruffians on Parade 
  • Little Shocks 
  • Never Miss a Beat 
  • Na Na Na Na Naa 
  • My Life
  • Coming Home
  • Modern Way
  • One More Last Song
  • Ruby
  • I Predict a Riot
  • The Angry Mob
  • Misery Company
  • Oh My God

1 aprile 2014

Depeche Mode / Forum di Assago / 20 Febbraio 2014

Depeche Mode - Assago
Fin da subito, dopo un gran concerto a San Siro a cui assistetti qualche anno fa, sentivo la necessità di rivedere i Depeche Mode in un ambiente un po' più intimo, perchè sicuramente la resa sarebbe stata diversa. Per fortuna loro sono tra le grandi band che dopo i tour negli stadi rifanno il giro nei palazzetti e la cosa non è di poco conto, se pensiamo che per vedere i Coldplay ormai bisogna sudarsi un intero pomeriggio estivo in qualche luogo in cui sei abbandonato a decine di metri dal palco e dove l'emozione nasce solo per il mega contorno che ti circonda, non certo per il contatto con i propri idoli.
  • Organizzazione: 8 - puntualità e buon gruppo di apertura.
  • Ambiente: 8 - l'età media è abbastanza alta, di conseguenza diminuiscono i momenti di stress causati da teste matte. Purtroppo anche in tribuna si è constretti a stare in piedi nel 90% del tempo, ma, a volte, è inevitabile alzarsi, la musica ti trascina verso l'alto.
  • Luci ed effetti: 9 - due megaschermi laterali e uno centrale leggermente scomposto in modo da lasciare intuire i famosi (geniali dal punto di vista del design) 3 triangoli che compongono il  logo DM. Le immagini proiettate riprendono alcune scene in diretta dal palco, immagini astratte, spezzoni di video... particolare l'esibizione di Precius (una delle mie preferite) accompagnata da immagini di cani astutamente e ruffianamente piazzati per commuovere.
  • Qualità del suono: 9 - ben valorizzati gli effetti, alcuni assoli hanno però infastidito in certi momenti, troppo sovrastanti tutto il resto.
  • Performance: 9 - Dave Gahan immenso, un fisico asciutto e instancabile, Martin Gore amplia i suoi spazi acustici rimanendo sul palco quasi da solo nei momenti di decelerazione.
  • Durata, setlist: 7 - 2 ore di concerto, ripercorsi tanti successi (la sola Enjoy The Silence vale una vita come canzone perfetta), ma si poteva fare qualcosa di più... Sounds Of Universe inspiegabilmente totalmente ignorato .
  • GLOBALE: 9 
SETLIST
  • Welcome to My World 
  • Angel 
  • Walking in My Shoes 
  • Precious 
  • Black Celebration 
  • In Your Room ('Zephyr Mix' version) 
  • Policy of Truth 
  • Slow (Acoustic; Sung by Martin) 
  • Blue Dress (Acoustic) 
  • Heaven 
  • Behind the Wheel 
  • A Pain That I'm Used To
  • A Question of Time 
  • Enjoy the Silence 
  • Personal Jesus
  • Happy Birthday (Peter Gordeno's Birthday) 
  • Shake the Disease (Acoustic; Sung by Martin) 
  • Halo ('Goldfrapp Remix' version) 
  • Just Can't Get Enough 
  • I Feel You 
  • Never Let Me Down Again

16 gennaio 2014

Glasvegas / Magazzini Generali - Milano / 29 Novembre 2013

La prima neve dell'inverno caduta in giornata ha portato un po' di preoccupazione a chi sapeva già di arrivare un po' prima dell'apertura dei cancelli, in realtà tutto si è risolto con una molto più tranquilla attesa gelida, ma asciutta.
  • Organizzazione: 8 - ai Magazzini si sono dati da fare ultimamente, la precisione negli orari permette al concerto di avere il suo comodo spazio prima della serata disco. Tant'è che i Glasvegas hanno suonato un pezzo in più rispetto al previsto...
  • Ambiente: 8 - tipica serata prevedibile in ogni suo contorno. Il fatto che sia sabato aiuta il locale a riempirsi.
  • Luci ed effetti: 7 - essenziali, ma anche qui c'è stato del rinnovamento con un nuovo set di luci led e 2 teli per proiezioni video sullo sfondo; a volte sfruttati dalla band, a volte spenti.
  • Qualità del suono: 7 - il restyling dei Magazzini ha conivolto anche l'impianto audio e tutta la sistemazione della prima fila. Come inevitabilmente subìto anche nei precedenti concerti della band scozzese, i volumi sono possenti e i timpani sono rimasti sotto shock per 3 giorni.
  • Performance: 9 - terzo concerto, terza prima fila, da qui, nell'arco di questi 5 anni, noto tutti quei piccoli cambiamenti che hanno portato i Glasvegas ad una maturazione completa: Rab ha perso molti chili dall'ultima volta, e ora non beve più birra, Jonna è talmente disinvolta che non si capisce se stia ballando o suonando, Paul sempre rifugiato nell'angolo destro... e infine James, dalla voce lamentosa, ma potente, è tornato ad imbracciare la chitarra su quasi tutti i pezzi, è vero, forse si dedica meno al pubblico, niente più baciamano alla prima fila, niente pogo selvaggio tra la gente... James ora cerca più il dialogo; ne nascono così simpatiche scenette tradotte dalla voce fuori campo di Andrea al mixer, ma ne guadagna anche il suono,  uno strumento in più completa il set.
  • Durata, setlist: 9 - 17 pezzi, tanti successi emozionanti, nessun calo di tensione. Il concerto è un viaggio senza meta e senza pause.
  • GLOBALE: 9 - dei veri professionisti... ahimè sottovalutati
SETLIST
  • Later...When the TV Turns to Static 
  • Youngblood 
  • It's My Own Cheating Heart That Makes Me Cry 
  • Euphoria, Take My Hand 
  • I Feel Wrong (Homosexuality Pt. 1) 
  • If 
  • Secret Truth 
  • The World Is Yours 
  • Dream Dream Dreaming 
  • Lonesome Swan 
  • Geraldine 
  • Ice Cream Van 
  • Go Square Go
  • Flowers & Football Tops [James solo] 
  • I'd Rather Be Dead (Than Be With You) 
  • Daddy's Gone 
  • Lots Sometimes

15 ottobre 2013

Editors / Alcatraz - Milano / 10 ottobre 2013

Editors - Alcatraz
I numerosi detrattori degli Editors sono pregati di non leggere questo report, ne rimarrano delusi. Infatti, non si sa bene perché, nel web rimbalza una certa insoddisfazione per questa band e la cosa perdura ormai da diversi anni: oh mamma quanto sono ripetitivi (The Back Room), bravi però che monotona la voce di Tom (An End As a Start), oddio oddio hanno abbandonato le chitarre (In This Light and on This Evening), ecco non c'è più Chris e sono diventati commerciali come gli U2, anzi SONO gli U2 (The Weight Of Your Love). Invece non ci dovrebbe essere nulla di male nel cambiare il proprio suono e nel cercare nuove strade. Forse, più che altro, la paura è di vederli diventare dei fossili da stadio come i Muse, ma penso che questo (purtroppo per loro) non succederà.
Ma veniamo al concerto: in apertura i Balthazar alternano momenti di noia dissonante a spunti interessanti, il tutto mentre fuori si scatena un violento nubifragio sulla città...
  • Organizzazione: 8 - per una volta la puntualità è stata impeccabile, peccato che l'Alacatraz sia ormai tappezzato di fastidiosi mini-bar sempre illuminati e che fomentano il bla-bla-bla di fondo.
  • Ambiente: 6 - potrebbe essere un 9 se non fosse che quando la musica si calma, ci si accorge che è più le gente che sta sparando qualche commento inutile con il suo vicino, piuttosto che quella che ascolta ipnotizzata.
  • Luci ed effetti: 5 - da un concerto che costa 28€ non ci si può aspettare chissà quale scenografia, ma qui siamo ai minimi storici. Le luci poste alle spalle dei musicisti risaltano le loro sagome creando l'unico effetto particolare della serata.
  • Qualità del suono: 7 - penso che sia stata una scelta artistica, più che una semplice regolazione dei volumi, quella di non evidenziare i loro tipici riff di chitarra (o di sintetizzatore) in modo da rendere tutto l'insieme del concerto più uniforme. Like Treasure è stata troppo appiattita rispetto a questa versione (link).
  • Performance: 9 - la sagoma di Tom, stilizzata dal controluce, è immediatamente riconoscibile, le sue movenze sono come sempre uniche e particolari, a volte pure disconnesse dall'andamento della musica. La sua voce è maturata e l'ultimo album lo dimostra, è sicuramente più cantato e più evoluto da quel punto di vista e la cosa non sembra metterlo in difficoltà, nemmeno dal vivo.
    Per fare una battuta (facile) bisognerebbe dire che per sostituire Chris Urbanovizck abbiano dovuto prenderne altri 2: i nuovi arrivati rimangono piuttosto timidi sulla sinistra del palco e si destreggiano tra sintetizzatori e chitarre. Russel, invece, sembra essersi sciolto e lo ritroviamo spesso a ridosso della batteria oppure ad incitare il pubblico che a sua volta reagisce alla grande, dimostrando di conoscere già tutti i pezzi nuovi sostituendosi perfettamente ai cori previsti.
  • Durata, setlist: 9 - quasi 2 ore (inaspettate) di concerto e una scaletta strana, poco lineare complice il penultimo album elettronico. I più attenti avranno anche notato che alcuni brani sono stati leggermente rivisti per adattarli meglio al live o semplicemente per noia nel suonarle. Aprono con Sugar e si giocano quasi subito Smokers come a dire che non hanno bisogno del loro capolavoro per creare l'attesa del pezzo successivo.
    I contrasti però non fiscnono qui perchè che dopo una tetra In This Light ci piazzano The Phone Book un momento acustico folk molto emozionante che sembra arrivare direttamente da Woodstock.
    Questa altalena tra vecchio e nuovo, tra rock, pop ed elettronica è incorniciata dal finale. Ci si può chiedere come mai Papillon messa come ultima. Forse perché è una canzone dance suonata in un locale che di fatto è una discoteca? Non potevano giocarsela prima per far ballare il pubblico?
    Nient'affatto, Papillon da pezzo dance dove il chitarrista, all'inizio sembra quasi inutile, anzi forse fa pure finta di suonare, si trasforma e, con un finale quasi metal, travolge tutti.
    Inchino di gruppo e tutti a casa.
  • GLOBALE: 8,5 -  
SETLIST
  • Sugar 
  • Someone Says 
  • Smokers Outside the Hospital Doors 
  • Bones 
  • Eat Raw Meat = Blood Drool 
  • Two Hearted Spider 
  • You Don't Know Love 
  • All Sparks 
  • Formaldehyde 
  • A Ton of Love 
  • Like Treasure 
  • An End Has a Start 
  • Bullets 
  • In This Light and on This Evening 
  • The Phone Book
  • Munich 
  • The Racing Rats 
  • Honesty
  • Bricks and Mortar 
  • Nothing
  • Papillon

13 marzo 2013

Sigur Rós / Forum - Assago / 19 Febbraio 2013

Sigur Ros - Forum di Assago 2013
Secondo ritorno della band islandese dopo la data di settembre (torneranno ancora a luglio). Nuovo palco, qualche elemento della scenografia in più, ma soprattutto quattro canzoni nuove.
  • Organizzazione: 7 - a differenza di altri concerti al Forum ho notato dei piccoli miglioramenti. La sicurezza è riuscita persino a tenere libere le scalinate di accesso alle tribune.
  • Ambiente: 8 - c'è da dire che i Sigur Rós incutono sempre un certo timore, nei momenti topici tutto il pubblico è rimasto in silenzio.
  • Luci ed effetti: 7,5 - dopo aver annunciato un nuovo palco e nuovi effetti speravo in qualcosa di meglio sinceramente. Le aggiunte sono state due: per l'occasione hanno rispolverato il loro vecchio telo che, come un delicatissimo Wall pinkfloydiano, li nasconde per i primi 3 pezzi, per poi dissolversi istantaneamente come l'umidità sul parabrezza una volta accesa l'aria condizionata. L'altra novità consiste in un enorme schermo cinematografico posizionato alle loro spalle che proietta, il più delle volte, effetti astratti o immagini rimescolate prese dai loro videoclip.
  • Qualità del suono: 9 - è uno dei pochi gruppi in cui si riesce a distinguere ogni strumento senza che nessun altro sia sovrastante e fastidioso. Imponente il suono del basso e fondamentale in molti pezzi. Le tastiere sono anch'esse poste in netta evidenza.
  • Simpatia 6 - non ci si aspetta certo simpatia, ma nemmeno antipatia, loro devono rimanere così... folletti astratti e irraggiungibili.
  • Capacità esecutive: 10 - più volte abbiamo decantato le lodi di Jonsì in questo blog, non ci ripeteremo; sicuramente sul palco è proprio lui il leader indiscusso, ma le parti di batteria e di basso sono sicuramente altrettanto importanti. Non esisterebbe una Ný Batterí senza Orri o una Olsen Olsen senza Goggi. Ma una Hoppipolla senza Kjartan? L'assenza di Kjartan si fa sentire più a livello affettivo che nella pratica musicale dove è sostituito egregiamente dal fratello e dagli altri componenti storici della band. Certo è che, a livello compositivo, non sappiamo ancora come si evolveranno, lo possiamo solo intuire...
  • Durata, setlist: 8,5 - questo concerto, per fortuna, non è stato un doppione di quello di Verona. Hanno eliminato purtroppo 2 perle del passato ma hanno inserito ben 4 pezzi nuovi (di cui almeno 3 sono ottimi già dal primo ascolto e fanno intuire una certa evoluzione del suono), hanno invece trascurato l'album per il quale sono in tour, Valtari, e dal quale hanno preso la sola Varúð. Una scelta che ho trovato strana, a meno che l'uscita del prossimo album non sia più vicina di quanto ci possiamo immaginare.
  • GLOBALE: 9 - immensi come sempre.

SETLIST
  • Yfirborð
  • Í Gær
  • Ný Batterí
  • Brennisteinn
  • Sæglópur 
  • Olsen Olsen
  • Vaka
  • E-bow
  • Varúð 
  • Hoppípolla 
  • Með Blóðnasir 
  • Kveikur 
  • Glósóli 
  • Svefn-g-englar 
  • Hrafntinna 
  • Popplagið 

13 marzo 2012

M83 / Magazzini Generali - Milano / 6 Marzo 2012

Sold-out. L'ultimo splendido doppio album degli M83 ha riempito i Magazzini, e, per una volta dopo tanti concerti, anche il gruppo che apre è perfettamente in tema con la serata. Niente sbadigli quindi. C'è una certa attesa anche nel vedere questo talento italiano che sembra invece un prodotto di musica alternativa scandinava assimilabile ai Raveonettes o ai Ladytron... Porcelain Raft di fatto è una sola persona, ma coinvolge come una band al completo, la sua musica è atmosfera cupa che si apre a sprazzi di speranza. Nel suo sito è possibile ascoltare tutti i suoi EP tranne l'ultimo.
  • Qualità del suono: 8 - sembra buono, nonostante l'imponenza del suono di certi pezzi le voci si continuano a distinguere.
  • Luci ed effetti: 7,5 - M83 è una galassia e più precisamente la Galassia Girandola del Sud. Inevitabile quindi il richiamo nella scenografia all'elemento astronomico per non dire alieno: l'alieno che si presenta sul palco per primo e le stelle che si accendono sul fondale. Il tutto arricchito da tubi a led verticali dai colori cangianti.
  • Organizzazione: 5 - non lo so, ultimamente ai Magazzini Generali non si capita bene, molti spettatori erano convinti che il concerto cominciasse molto più tardi per via di comunicazioni errate presenti nei vari siti. Per caso mi sono informato solo appena prima di partire e quindi ho letto gli orari corretti, se non che, gli M83 sono usciti in ritardo (rispetto a quanto ne sapevo io) e poi sono stati probabilmente costretti a tagliare un pezzo.
  • Ambiente: 6 - apprezzabile sicuramente il sold-out e l'entusiasmo, forse meno apprezzabili le motivazioni dietro a questo tutto esaurito che, prima fila a parte, era composto per la maggioranza di gente che pensava forse di assistere ad una serata disco/punk; delirio, pogo selvaggio, surfing, e poco, pochissimo rispetto per i momenti che avrebbero dovuto impreziosire la serata. Sto parlando di una certa "Wait" che va ascoltata in religioso silenzio, purtroppo il pubblico non è lo stesso di Jonsì.
  • Simpatia:  8 - giusto per chiarire le idee, questo è un concerto comunque anomalo rispetto ai soliti a cui assistiamo, si tratta di musica elettronica/alternativa e di un gruppo che gruppo non è perchè formato da una persona sola. Alle 21.40 scopriamo quindi la formazione sul palco: Anthony Gonzalez è al centro con la sua montagna di campionatori/sintetizzatori, sulla sinistra un giovanotto polistrumentista che si agita in certe occasioni come un matto, ricordando nelle movenze alcuni componenti degli Arcade Fire; sulla destra troviamo una irriconoscibile Morgan Kibby, che fino a poco tempo fa si nascondeva dietro ad occhialoni dalla montatura spessa ed altrettanto frangettone retrò, lei è la tastierista, cantante nonché coautrice di alcuni brani. Dietro di loro il batterista di batteria acustica (anche se molte percussioni poi sono campionate). Tra i 4 c'è molta sintonia e si ritrovano a memoria, non si risparmiano in niente ed escono di scena fisicamente provati.
  • Capacità esecutive: 9 - se è vero che sintetizzatori ed effetti vari la fanno da padrone è anche vero che sono gestiti nel migliore dei modi. Le parti di canto sono impeccabili e meno effettate rispetto alle versioni di studio. Alcuni pezzi sono quasi irriconoscibili.
  • Durata, setlist: 7 - esaltazione preconcerto nello sbirciare la scaletta e nel notare "Don't Save Us From The Flames", altrettanta delusione ed incomprensione nel momento in cui non l'hanno eseguita. Rileggendo le setlist passate ho notato che non la fanno spesso, forse la tengono come jolly o forse causa ritardo l'hanno segata. Peccato perchè è probabile che molti dei presenti abbiano conosciuto gli M83 per quella canzone. Per il resto si alternano canzoni più rock ad altre molto più dance, tutte comunque riviste in chiave live per meglio travolgere e stupire il pubblico.
  • GLOBALE: 8,5
SETLIST
  • Intro
  • Teen Angst
  • Graveyard Girl
  • Reunion
  • Sitting
  • Year One, One Ufo
  • We Own The Sky
  • Steve McQueen
  • Wait
  • Claudia Lewis
  • This Bright Flash
  • Midnight City
  • A Guitar And A Heart
  • Skin Of The Night
  • Couleurs

7 dicembre 2011

Noel Gallagher / Alcatraz - Milano / 29 Novembre 2011

Quasi sembra fatto apposta. Noel Gallagher il giorno dopo Paul McCartney. L'erede al trono del britpop che virtualmente ne raccoglie il testimone. La ciliegina sulla torta confezionata la sera precedente. Anche perchè, senza nulla togliere al Genius di Manchester, le proporzioni sono quelle.
  • Qualità del suono: 9 - a differenza dei concerti oasissiani, la voce di Noel non sembra più quella di una gallina strozzata.
  • Luci ed effetti: 7,5 - senza infamia e senza lode.
  • Organizzazione: 7 - si fuma tranquillamente sotto gli occhi della sicurezza. Per il resto tutto ok.
  • Ambiente: 7 - "Noel Noel Noel Noel Noel..." sono i cori inevitabili da parte dello zoccolo duro.
  • Simpatia:  8,5 - forse che forse il nostro noto antipatico per convenzione abbia imparato qualcosa dal concerto della sera prima? Oppure più semplicemente si trova liberato dalla presenza ingombrante dell'ancora più antipatico fratello minore? Fatto sta che Noel sfodera la sua vera simpatia (di solito apprezzabile solo dalle interviste rilasciate in patria) e interagisce col pubblico. Il tema della serata è Masterplan. La folla la invoca e lui ovviamente non la accontenta (è nota la rigidità della scaletta degli Oasis) però gliela fa credere (anche se nessuno probabilmente ci casca) e quindi ci gira in giro più volte lanciando pure un sondaggio su quale canzone dovesse suonare per ultima. L'applausometro però indica DLBIA.
  • Capacità esecutive: 9 - nessuna sbavatura, è il Noel che tutti conosciamo. Buona la band che lo accompagna. Apprezzabili gli inserti di tastiera che a tratti sostituiscono gli originali eseguiti a chitarra.
  • Durata, setlist: 7 - non è l'ideale assistere a quasi 3 ore di concerto la sera prima e ad 1 e mezza precisa la sera successiva. Manca qualche ottima canzone del nuovo album come Stop The Clocks e oltretutto l'archivio Oasis è ben fornito, ma si sa, i contratti sono questi.
  • GLOBALE: 8,5 - nonostante dalle retrovie non abbia visto quasi niente è stato uno dei migliori concerti degli Oas... erm... di Noel a cui abbia assistito. Le nuove canzoni sanno il fatto loro.
SETLIST
  • (It's Good) To Be Free
  • Mucky Finger
  • Everybody's on the Run
  • Dream On
  • If I Had a Gun...
  • The Good Rebel
  • The Death of You and Me
  • Freaky Teeth
  • Wonderwall
  • Supersonic
  • (I Wanna Live in a Dream in My) Record Machine
  • AKA... What a Life!
  • Talk Tonight
  • Soldier Boys and Jesus Freaks
  • AKA... Broken Arrow
  • Half The World Away
  • (Stranded On) The Wrong Beach
  • Little By Little
  • The Importance of Being Idle
  • Don't Look Back In Anger

    2 dicembre 2011

    Paul McCartney / Forum di Assago / 27 Novembre 2011

    Orbene, mai recensione sarà più inadeguata di questa. Per il semplice fatto che Sir. Paul rappresenta per ognuno di noi qualcosa di diverso, qualcosa che fa parte della propria storia personale tanto quanto della storia della musica e non solo. Sarebbe come parlare di Carlo Magno, Garibaldi, Il Duce... cosa aggiungere rispetto a ciò che la Storia con la lettera maiuscola non abbia già sentenziato?
    • Qualità del suono: 9 - nessun difetto, nessuna pecca di rilievo, da ogni posizione.
    • Luci ed effetti: 9 - i 2 megaschermi laterali facilitano la visione a chiunque, soprattutto per la loro posizione simmetrica e slanciata. Mentre lo schermo a pixeloni led che fa da fondale proietta filmati a tema.
      Lo spettacolo pirotecnico associato a Leave and Let Die fa di quel momento forse la miglior canzone live fin qua da me ascoltata insieme a Confortably Numb.
    • Organizzazione: 0 - si esatto, zero. E con organizzazione ci metto dentro tutti, non solo l'organizzatore ufficiale. Le colpe per questi grandi eventi sono di tutti: dai vigili urbani (totalmente assenti), ai parcheggiatori che non smistano il traffico in uscita, alla security che ti assilla per una foto in più, ed a chi ha pensato che quella struttura, così predisposta, vada bene ad accogliere 15.000 persone per 100 volte all'anno!
      Apertura porte in ritardo di quasi 1 ora con conseguente assideramento. Disposizione della coda anarchica, ma mantenuta abbastanza composta solo per la correttezza di chi la componeva. Insomma, come già detto altre volte, il Forum di Assago non è nato per i concerti, non è strutturalmente adeguato ad accogliere flussi di persone in entrata e peggio ancora in uscita. I venditori di magliette che si piazzano nel tunnel che porta al parcheggio e che rallentano il deflusso della gente, aiuole, recinzioni, marciapiedi, tutto sembra messo lì come ostacolo ed impedimento a chi dovrebbe usufruire del palazzetto.
      Senza contare l'ossessione per le fotocamere reflex per cui un addetto sfondava direttamente la folla per venirti a prendere e per sciogliere nell'acido la tua macchina fotografica. Ok, se fotografare è un reato gravissimo, però allora andiamo a prendere allo stesso modo chi fuma indisturbato tutte le sigarette che vuole! E non ditemi che non si nota la colonnina di fumo, sono perfettamente individuabili.
    • Ambiente: 7 - come già detto il pubblico è stato composto sia in coda che durante il concerto. I soliti pochi "dispettosi" però riescono sempre a metterci del loro. Temperatura del locale esagerata, soprattutto dopo i fuochi.
    • Simpatia:  10 - si può dire che abbia conosciuto Paul solo questa sera.. e lo definirei (per chi segue questo blog) come un Fran moltiplicato per il peso storico che si porta sulle spalle. Gioca, scherza il e con il pubblico. Spiega questa e quell'altra canzone, si muove come un grillo tra una chitarra ed un pianoforte. Parla in italiano alla perfezione (leggendo) e non si ferma mai se non dopo 2 ore e mezza abbondanti!
    • Capacità esecutive: 10 - non lo so, non si può giudicare! Non si può! 
    • Durata, setlist: 10+ -impossibile lamentarsi, "manca questa", "ah già non ha fatto quell'altra!", ma come si fa? Il concerto sarebbe dovuto durare 6 o 7 ore! "Adesso dobbiamo andare!" dice Paul alla fine del sogno.
    • GLOBALE: 10+ - per me era inimmaginabile, che ne so, a 6 anni, vedere un giorno un concerto del genere, dopo gli innumerevoli ascolti (grazie ai genitori), dopo averle suonate con tutti gli strumenti, dopo aver visto documentari, speciali, dopo averli sentiti risuonare nell'aria, sempre, ovunque... e dopo comunque 80 concerti di ogni altro genere... è impossibile per ora rendersene conto.
    SETLIST (non solo Beatles ovviamente)
    • Hello, Goodbye [The Beatles]
    • Junior's Farm [Paul McCartney & Wings]
    • All My Loving [The Beatles]
    • Jet [Paul McCartney & Wings]
    • Drive My Car [The Beatles]
    • Sing the Changes [The Fireman]
    • The Night Before @Song[The Beatles]
    • Let Me Roll It [Wings]
    • Paperback Writer [The Beatles]
    • The Long and Winding Road [The Beatles]
    • Come and Get It
    • Nineteen Hundred and Eighty-Five [Wings]
    • Maybe I'm Amazed
    • I've Just Seen a Face [The Beatles]
    • I Will [The Beatles]
    • Blackbird [The Beatles]
    • Here Today
    • Dance Tonight
    • Mrs Vandebilt [Wings] 
    • Eleanor Rigby [The Beatles]
    • Something [The Beatles]
    • Band on the Run [Wings]
    • Ob-La-Di, Ob-La-Da [The Beatles]
    • Back in the U.S.S.R. [The Beatles]
    • I've Got a Feeling [The Beatles]
    • A Day in the Life / Give Peace A Chance [The Beatles]
    • Let It Be [The Beatles]
    • Live and Let Die [Paul McCartney & Wings]
    • Hey Jude [The Beatles]
    • The Word/All You Need Is Love [The Beatles]
    • Day Tripper [The Beatles]
    • Get Back [The Beatles]
    • Yesterday [The Beatles]
    • Helter Skelter [The Beatles]
    • Golden Slumbers / Carry That Weight / The End [The Beatles]

    25 novembre 2011

    Kasabian / Alcatraz - Milano / 20 Novembre 2011

    Replica, condita con i nuovi pezzi, del concerto relativamente recente avvenuto sempre qui all'Alcatraz nel 2010:
    • Qualità del suono: 7 - due anni fa l'impressione era stata ottima, potenza che valorizzava la musica della band inglese. Quest'anno la potenza stessa ha rovinato più che altro le voci, distorcendole un po'.
    • Luci ed effetti: 8 - atmosfera cupa e riflettori che si muovono e puntano verso il pubblico, da metà sala l'effetto è suggestivo.
    • Organizzazione: 7
    • Ambiente: 7 - è chiaro che ad un concerto del genere si poga di brutto ed allora, sapendolo prima, si sta un po' in disparte. Peccato che qualcuno debba per forza fumare anche se non si può e che nessuno pensi di punirli o almeno di farli smettere.
    • Simpatia:  9 - i fan puntano sull'italianità di Serghio Pizzorno i cori sono tutti per lui, il quale ricambia con innumerevoli gesti di affetto e devozione, finalmente si è lasciato andare rispetto alle precedenti apparizioni; ha capito come accontentarci, e insieme a poche parole in italiano (ma pronunciate benissimo), ci infila pure l'Inno di Mameli accennato dal trombettista prima di Take Aim.
      Il gruppo è unito, cenni d'intesa e battute (a noi ignote) condiscono con sorrisi tutta la serata.
    • Capacità esecutive: 9 - spettacolo confezionato senza pause, ogni pezzo (o quasi) è collegato a quello successivo. Tastiere, fiati, sintetizzatori, tutto concorre a produrre un suono compatto che crea un'atmosfera dark, rock... sembra di essere immersi in una perenne Within Without You / Tomorrow Never Knows (Beatles).
    • Durata, setlist: 8 - ci sono tutte, forse qualcosa meno. Finale devastante!
    • GLOBALE: 9 


    SETLIST
    • Days Are Forgotten
    • Shoot The Runner
    • Velociraptor!
    • Underdog
    • Where Did All The Love Go?
    • I.D.
    • I Hear Voices
    • Inno di Mameli / Take Aim
    • Club Foot
    • Re-wired
    • Empire
    • La Fée Verte
    • Fast Fuse / Pulp Fiction Theme
    • Goodbye Kiss
    • L.S.F. (Lost Souls Forever)
    •  
    • Switchblade Smiles
    • Vlad The Impaler
    • Fire
    Special guests:  Chaos Surfari

    16 novembre 2011

    Kaiser Chiefs / Magazzini Generali / 13 Novembre 2011

    Kaiser Chiefs - Milano
    Concerto allegato al tour di presentanzione di questo nuovo lavoro dal titolo che fa pensare: The Future Is Medieval. Con questa uscita la band ha sfornato una ventina di canzoni nuove nuove e poi è stata data la possibilità ai fans di costruire il loro album personalizzato scegliendone 10. Ci ho provato ma non è semplice perchè se ne vorrebbero inserire almeno 12 - 13.

    Ma veniamo al concerto:
    • Qualità del suono: 7 - ero molto avanti, piuttosto defilato, e l'impressione era quella che la voce fosse nella sala a fianco. Ma diciamo che un po' me la sono cercata. Il posto dove si sente meglio è vicino a chi il suono lo comanda.
    • Luci ed effetti: 4 - troppo buio per foto decenti, sono le solite luci dei Magazzini senza nessuna aggiunta e per di più manovrate con poca passione. Pessimo.
    • Organizzazione: 9 - hanno aperto in ritardo ma poi tutto ha avuto scadenze precise al secondo, nonostante l'avere 2 gruppi di supporto non faciliti le cose. A tal proposito... I Tribes tanto decantati mi son sembrati insignificanti, altro che nuovi Libertines! Mentre invece i Transfer sono stati interessanti, approfondirò...
    • Ambiente: 6 - Magazzini in gran spolvero, puntuali, puliti, temperatura accettabile. Purtroppo poi il "posto unico" non ti garantisce nulla, il che lascia spazio ai soliti furbi che arrivano alle 21.30 ma raggiungono non la seconda, ma pure la prima fila. Odiosi.
    • Simpatia:  10 - i Kaiser nulla sarebbero senza l'espressività di Ricky Wilson, il frontman che tiene la scena come nessun altro, riempie il palco, la musica, l'intera serata. Presentatosi in scena con messa in piega soffice e cotonata, quest'ultima ha lasciato presto spazio allo sconvolgimento sudato dei suoi movimenti pazzi. Ruota con precisione e velocità asta e microfono, si sporge sul pubblico e, come pronosticato, non s'è fatto scappare il tour del ballatoio dei Magazzini!
    • Capacità esecutive: 8 - musica confezionata a memoria. Nonostante l'imprevedibilità del cantante tra loro c'è comunque una sincronia perfetta. Da segnalare la dissonante Man on Mars cantata dal batterista. Wilson tiene alla perfezione anche i ripetuti "Uoooaaaahhhh" sparsi qua e là nella scaletta che sono il marchio di fabbrica della band.
    • Durata, setlist: 8 - di certo è una scaletta perfetta nelle scelte, nettamente meglio dell'ultima (Alcatraz 2009), però è anche ora che i concerti durino un po' di più, in modo da arrivare almeno all'ora e tre quarti.
    • GLOBALE: 8,5 - lo slancio, la potenza e la gioia racchiusi in 1 ora e mezza.


    SETLIST
    • Howlaround (Intro)
    • Everyday I Love You Less And Less
    • Never Miss A Beat
    • Little Shocks
    • Everything Is Average Nowadays
    • Put Me On The Cover Of Your Magazine
    • Modern Way
    • Man On Mars
    • Good Days Bad Days
    • Ruby
    • The Angry Mob
    • Na Na Na Na Naa
    • Starts With Nothing
    • I Predict A Riot
    • Kinda Girl You Are
    • Take My Temperature
    • Love's Not A Competition (But I'm Winning)
    • Oh My God

      30 settembre 2011

      Noah And The Whale / Tunnel - Milano / 28 Settembre 2011

      Noah And The Whale - Milano
      Primo concerto per me dei Noah And The Whale.
      • Qualità del suono: 6 - ero in una buona posizione centrale e quindi, a differenza di altre volte, avrei dovuto sentire meglio. Considerando che la loro musica ha pretese di raffinatezza e ricerca ho trovato che questo loro impegno è stato un po' rovinato dai toni bassi che tendevano a coprire tutto il resto, voce e violino compresi.
      • Luci ed effetti: 7 - coreografia a LED del locale coordinata con la musica. Suggestiva la palla roteante di cristallo che durante uno degli ultimi pezzi ha creato un'atmosfera inedita per un concerto.
      • Organizzazione: 7 - buona ma comunque la tendenza è sempre quella di ritardare di almeno mezz'ora gli orari indicati nei siti e sui biglietti stessi.
      • Ambiente: 5 - capisco che è un autunno anomalo, ma vogliamo fare entrare un po' di aria in questo benedetto tunnel?!
        Come nota negativa da segnalare anche il chiacchiericcio continuo e fastidioso del pubblico sui pezzi lenti, il che mi fa sospettare che ci fossero molti invitati a cui non gliene fregasse niente, ma erano lì solo per fare numero. L'avessero fatto con Jonsi...
      • Simpatia:  8 - eleganza e stile. Come ad una sfilata la band entra da una porta laterale sotto gli occhi stupiti del pubblico stesso che deve attraversare per poter salire sul palco. Tentativi di brevi discorsi in italiano molto apprezzati. Ammiccamenti e pose plastiche limitate dalla superficie stessa del palco molto limitata.
      • Capacità esecutive: 8 - i NATW sono musicisti che sanno il fatto loro. La strumentazione classica un po' particolare condita di sintetizzatori e campionatori sembra quasi sacrificata sul palchetto, ma alla fine tutto prosegue nel migliore dei modi senza tentennamenti. La voce di Charlie Fink si sa, non è potentissima, infatti tende un po' a sparire sui pezzi più rock (se così si possono definire).
      • Durata, setlist: 8,5 - una scaletta direi completa. Ovviamente è stato dato molto spazio ai nuovi pezzi, ma, essendo io un fan dell'ultima ora, la cosa non mi è dispiaciuta. Grandissimo finale struggente con "The First Days Of Spring" in versione potenziata.
      • GLOBALE: 8,5 - una scoperta, una certezza.


      SETLIST
      • Give A Little Love
      • Just Me Before We Met
      • Life Is Life
      • Give It All Back
      • Shape of my Heart
      • Rocks and Daggers
      • Love of an Orchestra
      • Blue Skies
      • Wild Thing
      • The Line
      • Our Window
      • Tonight's the Kind of Night
      • 5 Years Time
      • Jocasta
      • Waiting for My Chance to Come
      • L.I.F.E.G.O.E.S.O.N.

      • Old Joy
      • The First Days of Spring

      13 luglio 2011

      Arcade Fire / Milano - Lucca / 5 - 9 Luglio 2011

      • Qualità del suono: 8 - non ho notato particolari problemi anche se molti dalle retrovie dicevano che il volume fosse troppo basso. Le vibrazioni basse di inizio concerto sono solo l'aperitivo piccante rispetto a quel che verrà.
      • Luci ed effetti: 8 - gli stessi dell'anno scorso. Puntuali e precisi variano con l'atmosfera da ricreare.
      • Organizzazione: 9 - gli orari sono stati rispettati in entrambi i concerti. A Lucca fa sempre strano di come si possa svuotare una piazza e tutti i locali che ivi si affacciano in così poco tempo.
      • Ambiente: 8 - il caldo tropicale ci ha risparmiati, le zanzare no (a Milano). Il pogo selvaggio a centro platea a Milano mi è sembrato un po' eccessivo. A Lucca il pubblico è stato più composto.
      • Simpatia:  8 - dunque qui il discorso è un po' delicato. Per quel che riguarda il coinvolgimento emotivo, l'empatia e la passione che tutti i componenti della band ci mettono (Will su tutti), allora nulla da dire. Questa è la loro forza devastante. Poi però succede, per ben due volte, che Win a Lucca si riprende, con una certa rabbia, il tamburello che era arrivato al pubblico. Episodio che nessuno ha compreso... E come non considerare che Régine (e di conseguenza anche Win) sia terrorizzata dai fan (e probabilmente dalle loro foto flashate) evitandoli come la peste nel dopo concerto. Certo questo vuole essere solo un appunto, perchè forse è giusto così, lei deve rimanere sempre la fatina della musica, dalla vocina sottile e dai mille brillantini colorati.
      • Capacità esecutive: 10 - non esiste altra band con un tale eclettismo innato in ogni componente che scalpita e ci mette l'anima in ognuno dei 3-4 strumenti che deve suonare durante la serata.
      • Durata, setlist: 9 - se sommiamo le due serate ogni album è stato onorato come si deve (come non citare la perla a sorpresa: My Body Is A Cage); ed è ammirabile quanto abbiano cercato di cambiare e stravolgere la scaletta da Milano a Lucca, arrivando addirittura a separare PowerOut da Rebellion senza che se ne sia sentita la mancanza (quest'ultima era legata a Month Of May), diciamo che la prevedibilità non è una loro caratteristica, infatti il primo concerto si è concluso con una sfavillante Sprawl II piuttosto che con la classica Wake Up.
      • GLOBALE: 10 - come loro, dal vivo, nessuno mai.

      SETLIST - WHITE LIES
      1. Farewell To The Fairground
      2. Holy Ghost
      3. To Lose My Life
      4. Strangers
      5. A Place To Hide
      6. Death
      7. Unfinished Business
      8. The Power & The Glory
      9. Bigger Than Us

      SETLIST - ARCADE FIRE - Milano
      1. Ready to Start
      2. Keep the Car Running
      3. No Cars Go
      4. Haïti
      5. My Body Is a Cage
      6. Crown of Love
      7. The Suburbs / The Suburbs (Continued)
      8. Month of May
      9. Rococo
      10. Intervention
      11. Neighborhood #1 (Tunnels)
      12. We Used to Wait
      13. Neighborhood #3 (Power Out)
      14. Rebellion (Lies)
      15. Wake Up
      16. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

      SETLIST - ARCADE FIRE - Lucca
      1. Ready to Start
      2. The Suburbs / The Suburbs (Continued)
      3. Month of May
      4. Rebellion (Lies)
      5. Neighborhood #2 (Laika)
      6. No Cars Go
      7. Speaking in Tongues
      8. Intervention
      9. Modern Man
      10. Rococo
      11. Neighborhood #1 (Tunnels)
      12. Haïti
      13. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
      14. We Used to Wait
      15. Neighborhood #3 (Power Out)
      16. Keep the Car Running
      17. Wake Up

      2 aprile 2011

      Roger Waters / Forum di Assago / 1 Aprile 2011

      Non è facile cimentarsi in questa recensione, è un po' come rovinare o svelare troppo di un'esperienza sensoriale unica.
      • Qualità del suono: 10 - la quadrifonia ce l'hanno solo i Pink Floyd. Quando ti sembra che un elicottero ti stia atterrando sulla testa o che ci sia veramente un gruppo di dannati in un'ala del palazzetto o che qualche sorta di mostro ti stia urlando nelle orecchie, allora questa è la massima perfezione che si può pretendere.
      • Luci ed effetti: 10 - dice la leggenda che alla prima proiezione dei Fratelli Lumière il pubblico sia scappato fuori dalla sala poiché convinto di essere effettivamente investito dal treno. Ecco, la stessa sensazione di timore penso che si sia provata ieri sera: personaggi mostruosamente imponenti si concretizzano enormi ai lati del palco e poi gli stessi li ritrovi proiettati sul Muro in tutta la loro inqueitudine, e gli effetti sonori che li accompagnano sono così reali che quasi ti senti quasi in guerra... il coinvolgimento è totale.
        Mi ha lasciato di stucco anche la precisione dei proiettori che sono calibrati al centimetro per accendersi solo quando il singolo mattone viene posizionato: in questo modo ogni mattone di cartone prende potenzialmente vita e diventa qualsiasi cosa pur rimanendo sempre fermo fino alla fine.
      • Organizzazione: 10 - un professionista serio e maniaco della perfezione si circonda di collaboratori di altissima professionalità, dal semplice operaio al tecnico luci, grazie a ciò è quindi possibile costruire un palco iniziandolo alle 2.30 di notte e terminandolo nel pomeriggio successivo ed avere comunque una puntualità precisa al secondo per l'inizio dello spettacolo.
      • Ambiente: 9 - molti padri con figli, molti padri e basta, qualche giovane. Pubblico entusiasta ma composto (perlomeno nei posti a sedere della platea).
      • Simpatia:  8 - qualche parolina in italiano, qualche accenno al Muro simbolo di un suo periodo particolarmente introspettivo, ma per il resto è un Waters concentrato sullo show stesso.
      • Capacità esecutive: 10 - musicisti di altissima qualità ed esperienza circondano un Waters in piena forma fisica e vocale. Ottimo anche il cantante che esegue le parti di Gilmour.
      • Durata, setlist: 9 - dare un voto alla scaletta sarebbe come darlo all'intero album The Wall.
      • GLOBALE: 10+ - inevitabile il 10 e lode, la perfezione per quel che riguarda la storia dei concerti, ma anche del teatro e del cinema sta tutta riassunta in un unico spettacolo. Il momento in cui Waters colpisce il muro chiuso facendolo esplodere in milioni di mattoni colorati di milioni di colori è la concentrazione di tutte le emozioni che si possono provare ad un concerto.

      29 marzo 2011

      Feeder / Circolo Magnolia - Segrate (MI) / 21 Marzo 2011

      Feeder - Circolo Magnolia
      Finalmente, dopo 6 anni di attesa, torna un gruppo che è sempre stato al limite per diventare grande anche in Italia, ma che a conti fatti ha trascurato per lungo tempo il nostro paese. Ciò non ha scalfito, però, lo zoccolo duro di fan che partecipano numerosi alla community italiana su Facebook.
      Purtroppo Grant ha accusato problemi di voce nella seconda metà del concerto lasciando incompiuta l'opera di riconquista dell'Italia.
      • Qualità del suono: 7,5 - bisogna ammettere che la qualità del suono del Magnolia aumenta con la distanza e se, con i Glasvegas ero troppo vicino, ora, una decina di metri più indietro il concerto è musicalmente più godibile.
      • Luci ed effetti: 6 - praticamente, per pura coincidenza, lo stesso allestimento dei Glasvegas in versione semplificata.
      • Organizzazione: 4 - ritardo sistematico. Bisgona arrivare coscienti che, anche se il giorno dopo si lavora, si torna a casa molto tardi. Ho perso completamente gli Ultima (a che ora hanno suonato?! Alle 21?) ed i Feeder erano sul palco alle 23 passate, il tutto sapendo che il programma  ufficiale dava come inizio concerto le ore 22. Mah...
      • Ambiente: 8 - locale pieno di fan devoti (ripeto: grazie anche ad una community molto attiva) e lunga fila all'ingresso. Temperatura fresca, ma poi ci si scalda saltando.
      • Simpatia:  8 - i Feeder hanno la faccia da bravi ragazzi e quindi anche nel momento in cui Grant abbandona (scusandosi abbondatemente, anche in seguito via Facebook, e stringendo le mani ai fan delle prime file) non vi è nessuna protesta da parte del pubblico. Certo rimane la delusione. Certo rimane il pensiero che qualcosa in più avrebbero potuto fare: magari facendo cantare al pubblico il gran finale mancato (Just A Day).
        Prima di uscire Grant si raccomanda di acquistare il loro singolo Side By Side uscito questa settimana, che ha uno scopo totalmente benefico, a favore della Croce Rossa intervenuta dopo il terremoto in Giappone.
      • Capacità esecutive: 8,5 - rock melodico fluente, band potente, sintonia perfetta, cantante dalla voce giusta al posto giusto.
      • Durata, setlist: s.v. - non giudicabile. Possimo dire che Seven Days In The Sun è stata molto apprezzata, ma la chisura anticipata ci ha lasciato con l'amaro in bocca per quel che poteva essere il finale di concerto.
      • GLOBALE: 7 - impressione globale compromessa, ma se ci sarà un altro concerto dei Feeder in Italia, non mancherò certamente. Loro stessi erano stupiti per l'affluenza e l'accoglienza calorosa, speriamo che ne tengano conto per il futuro.


      SETLIST
      • Barking Dogs
      • Insomnia
      • Sentimental
      • White Lines
      • Feeling A Moment
      • Renegades
      • Pushing The Senses
      • Down To The River
      • Just The Way I'm Feeling
      • Buck Rogers
      • Seven Days In The Sun
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      15 marzo 2011

      Glasvegas / Magnolia - Segrate (MI) / 14 Marzo 2011

      Glasvegas - Magnolia, Segrate (Milano)
      • Qualità del suono: 3 - spero che in fondo si sentisse un po' meglio perchè nelle prime file non era musica, ma frullato di note. La voce del cantato era inesistente e il basso faceva vibrare le sottili pareti di plastica, perchè il Magnolia è, di fatto, un tendone semi-provvisorio. Forse abbassando un po' il volume alcuni di questi problemi si sarebbero risolti, dopotutto il posto è molto piccolo!
      • Luci ed effetti: 7,5 - nella sua semplicità il palco è stato ben allestito in poco spazio e con  un paio di astuzie luminose (luci calde dal basso e barre colorate retrostanti) l'atmosfera era quella giusta per questo concerto. Particolare il cavo del microfono luminoso bianco che avvolgeva anche tutto il perimetro del palco.
      • Organizzazione: 5 - ritardi su ritardi: Glasvegas sul palco alle 23.20. Lo stesso James Allan, appena arrivato, si è scusato col pubblico dandosi la colpa. Perdonato.
      • Ambiente: 6 - ambiente ristretto e anche un po' fresco, ma va anche bene, così il cappotto non dà fastidio. Pubblico rumoroso durante l'esibizione di Erica Mou e anche ritardatario, il locale si riempie giusto per l'inizio dei Glasvegas.
      • Simpatia: 9 - James è riuscito a ritagliarsi un suo personaggio che rispetta in tutto e per tutto. Non si risparmia mai, per lui cantare è un impegno profondo e quasi una sofferenza. Spesso avanza verso il pubblico, a volte si sdraia e... addirittura scende in platea per pogare insieme ai fan sulle note di Go Square Go. Probablimente era appena docciato, il suo profumo ha riempito il locale!
        Suo cugino Rab, sul finire del concerto ha offerto una decina di lattine di birra alle prime file. 
      • Capacità esecutive: 9 - James, a differenza del precedente concerto milanese, non ha mai imbracciato la chitarra. Mi spiace non aver potuto percepire meglio il cantato, che comunque mi è sembrato all'altezza di ogni situazione e che ha raggiunto il suo punto più alto con una versione solo voce e tastiera di Flowers And FootballTops. Per il resto la nuova batterista nel suo suonare in piedi (come la precendente) è molto coreografica e potente, in pieno stile Glasvegas.
      • Durata, setlist: 7,5 - tutte le migliori del primo album, una cover e un paio di nuove, quelle già ascoltate e conosciute; niente sorprese dunque e niente noia con pezzi mai ascoltati. Purtroppo concerto troppo breve, ma per 10€ non ci si può lamentare più di tanto.
      • GLOBALE: 8,5 - esperienza mistica.  




      SETLIST

      • The World Is Yours
      • It's My Own Cheating Heart That Makes Me Cry
      • Shine Like Stars
      • Polmont On My Mind
      • Be My Baby
      • Moon River
      • Euphoria, Take My Hand
      • Geraldine
      • Go Square Go
      • Ice Cream Van
      • Flowers And Football Tops
      • S.A.D. Light
      • Daddy's Gone

      Opening act: Erica Mou

        25 febbraio 2011

        Fran Healy live @ Tunnel @ Circolo degli Artisti

        Fran Healy - Circolo degli Artisti - Roma
        Non è facile recensire un concerto che concerto non è, innanzitutto perchè i concerti che abbiamo seguito sono stati 2 (4 in tutto quelli in Italia) e poi perché oltre al concerto c'è stata l'umanità di un artista che, liberato dagli orpelli della band, si è espresso in tutto il suo valore.

        • Simpatia: 10 – per una volta cambiamo l'ordine iniziando da questo aspetto. Simpatia: appunto, le storie che precedono quasi ogni canzone ti lasciano un sorriso stampato in viso, a volte è preceduto da una risata, a volte da una lacrimuccia commossa. Fran ripercorre la sua carriera con e senza i Travis, così come la sua vita di rock-star casuale. Perché lui per primo non si aspettava tutto questo successo, i Travis non sono stati costruiti su misura per lo show-business e questo lo si capisce da tanti dettagli: dalla sua umiltà e dalla incredibile e rarissima disponibilità (prima, dopo e durante il concerto) e da ciò che lui stesso racconta con la massima sincerità, arrivando fino a dettagli personali descrivendo, ad esempio, il suo rapporto con il figlio (e di conseguenza con suo padre).
          Fran si è scusato più volte per l'assenza dall'Italia per 7 anni e giura che tornerà anche con i Travis. Lui stesso si è stupito per l'accoglienza e l'entusiasmo, capisce che, dopo tanti anni, altri gruppi si sono affacciati sulle scene ed era comprensibile una certa disaffezione per la band scozzese, cosa che invece è avvenuta solo in parte. Aggiungiamo noi: queste date sono probabilmente un investimento per il futuro, impossibile non farsi coinvolgere dal suo carisma, dopo una serata del genere anche lo spettatore più scettico è stato conquistato, insomma: una promozione a lungo termine.
        • Capacità esecutive: 10 – un uomo solo con la sua chitarra cosa può fare più di così? La sua voce non sbaglia un colpo, i suoi tipici acuti, spremuti nelle sue movenze e contorsioni suo marchio di fabbrica, non hanno cedimenti. Certo può capitare qualche piccolo vuoto di memoria ma Fran è aiutato dallo zoccolo duro della prima fila pronta a fungere da “gobbo”. Fran ha con sé 2 chitarre di cui una a 12 corde che utilizza quando nella prima salta qualche corda (è successo, ed è lui stesso a sostituirla, insomma si fa in quattro questo ragazzo)
        • Qualità del suono: 9 – voce e chitarra non richiedono particolari regolazioni, forse, l'unica cosa che manca è un minimo di aiuto da parte dell'effettistica, ma questo tour ha una filosofia di fondo molto low-cost e quindi se oggi possiamo godere di 4 date di Fran in Italia è anche grazie all'essenzialità di questi concerti.
        • Organizzazione: 9 – un po' più carente a Milano, più completa a Roma. Pochissima sicurezza e assenza di transenne (credo sia una scelta esplicita di Fran), sicchè al Tunnel la prima fila stava praticamente seduta sul palco.
        • Ambiente: 9 - nonostante ciò il pubblico è stato correttissimo, più pacato a Milano, più esuberante a Roma, ma sempre con il massimo rispetto: “Parlate pure, non è un problema per me, ma sappiate che potreste perdervi qualcosa di interessante” le parole di Fran dopo che parte del pubblico “Sssshhh” zittiva i più chiaccheroni.
        • Luci ed effetti: n.p. – un concerto low-cost non può avere una scenografia personalizzata, soprattutto perché non ci sta sull'unica auto che trasporta Fran, Foley e le chitarre.
        • Durata, setlist: 10 – non esiste, o perlomeno è cosa rarissima, che dopo un set prestabilito di pezzi vecchi e nuovi la scelta passi al pubblico; infatti è proprio Fran a chiedere ai suoi fan, così, sul momento, di scegliere le prossime 5-6 canzoni; e qui inizia la parte più unica del concerto: Fran ascolta tutte le richieste e poi decide, suona alcuni pezzi dopo tanti anni e, anche se sbaglia qualche accordo o qualche parola, non è certo un problema, è cosa comprensibile che lo rende ancora più umano e che rende questo evento intimissimo, come se Franny stesse suonando nel proprio salotto insieme a pochi amici.
        • GLOBALE: 10 e lode – indescrivibile a parole sopratutto per chi ha le proprie radici musicali nel brit-pop, manca ancora una data, stasera a Treviso, imperdibile.
        Ecco le canzoni suonate:

        18 novembre 2010

        Interpol / Palasharp - Milano / 17 Novembre 2010


        • Qualità del suono: 7,5 - sto rivalutando questa location, forse la chiusura dell'anello più alto tramite uno sbarramento di teloni ha contribuito ad avere un'atmosfera più raccolta.
        • Luci ed effetti: 5 - atmosfera cupa e nebbiosa, ma troppo essenziale, nulla di minimamente ricercato. Il nuovo bassista è rimasto nelle tenebre, solo una sagoma senza volto. Finte canne di organo sullo sfondo filtravano la luce dei fari.
        • Organizzazione: 8 -tutto tranquillo e forse è andata bene così visto che, rispetto ad altri concerti di questa portata, il personale di sicurezza era ridotto all'osso.
        • Ambiente: 8 -un po' di spinte e di surfing nelle prime file, ma non è che gli Interpol si prestino molto a questo genere di entusiasmo, giusto sull'ultima canzone.
        • Simpatia: 7 - qualche parola in italiano che va anche un po' oltre il semplice crazzie e un minimo di interazione c'è stata.
        • Capacità esecutive: 8,5 - meccanismi collaudati e ben oliati. La voce "strana" di Paul Banks ha tenuto bene, mentre il chitarrista, Daniel Kessler era preciso e plastico al punto giusto.
        • Durata, setlist: 8 - ad esser sincero, questo era uno di quei concerti che quando leggi la scaletta velocemente ti sembra di non conoscere più di 2 canzoni, in realtà  le conoscevo praticamente tutte. Ovviamente la flessione compositiva della band s'è fatta sentire. I pezzi dei primi album sono un'altra cosa e questo lo si notava anche dalla reazione del pubblico, e non penso che sia solo una questione di maturazione. E' mancata "Stella" ma è stata rimpiazzata da pezzi ugualmente validi. Brividi sull'inizio dei bis: The Lighthouse.
        • GLOBALE: 8,5 - dal vivo almeno una volta nella vita.


        SETLIST
        • Success
        • Say Hello To The Angels
        • Narc
        • Length of Love
        • Summer Well
        • Rest My Chemistry
        • Slow Hands
        • C'mere
        • NYC
        • Barricade
        • Take You On A Cruise
        • Lights
        • PDA
        • Memory Serves
        • Not Even Jail
        • The Lighthouse
        • Evil
        • The Heinrich Maneuver

        10 settembre 2010

        Stereophonics / Alcatraz - Milano / 11 Settembre 2010

        • Qualità del suono: 8,5 - forse l'Alcatraz ha trovato un suo equilibrio sonoro, anche se in prima fila il volume è ancora troppo alto, però come si dice.. hai voluto la prima fila..?
        • Luci ed effetti: 7 - i soliti, nulla da segnalare.
        • Organizzazione: 8 - evento legato al gran premio di Monza, il che significa che ieri sera è stata una serata un po' diversa dal solito, un po' pomposa per essere un concerto degli Stereophonics in Italia, con salottini riservati, security in divisa e ad ogni angolo del locale e soprattutto decine (non sto esagerando) di pullman e pullmini "Vip Spaceshuttle" dai vetri scuri che riportavano a casa gli imbucati della formula 1.
        • Ambiente: 8 - a Febbraio avevano interroto Dakota per l'eccessivo entusiasmo del pubblico, questa volta forse sono stati più tranquilli.
        • Simpatia: 7 - più che di simpatia si potrebbe parlare di stile. Gli Stereo la sanno lunga su come si confeziona un concerto.
        • Capacità esecutive: 8,5 - nel 2005 erano in 3 sul palco, ora sono in 5 e si sente, il suono è più completo e Kelly Jones ha una voce unica e perfetta.
        • Durata, setlist: 8 - usciti dal tour promozionale di Keep The Calm, scelgono una scaletta di repertorio adatta anche alla serata tagliando un paio di canzoni (nuove).
        • GLOBALE: 8,5 - una certezza.


        SETLIST
        • Bank Holiday Monday
        • A Thousand Trees
        • More Life in a Tramp's Vest
        • Last of the Big Time Drinkers
        • I Got Your Number
        • Superman
        • Pick a Part That's New
        • Mr. Writer
        • Stuck in a Rut
        • Uppercut
        • Maybe Tomorrow
        • I Wouldn't Believe Your Radio
        • Innocent
        • Have a Nice Day
        • Trouble
        • Just Looking
        • Local Boy in the Photograph
        • She's Alright
        • The Bartender and the Thief
        • Dakota

        13 giugno 2010

        Jónsi / Alcatraz - Milano / 9 Giugno 2010

        • Qualità del suono: 9 - non si poteva fallire con un artista di questo livello.
        • Luci ed effetti: 9 - Molto dark, difficile scattare foto, ma anche molto innovativa e ricercata, da rimanere a bocca aperta.
        • Organizzazione: 7 - Come al solito un po' di ritardo, ma nient'altro da segnalare. Il gruppo di supporto (bravi) rievoca Bjork.
        • Ambiente: 9 - pubblico in religioso silenzio durante gli assoli acustici di Jonsi. Solo i baritsti erano un po' "distratti".
        • Simpatia: 9 - il personaggio lo è fino in fondo, poche parole, ma lui è così e non si discute.
        • Capacità esecutive: 10 - una voce purissima, senza il minimo cedimento anche quando canta in acustico senza l'aiuto di alcun strumento.
        • Durata, setlist: 9 - tutto l'album solista e qualche inedito, ma il concerto va pensato nella sua globalità, come spettacolo, come un film. Anche se non si conoscevano le canzoni ci si poteva lo stesso emozionare.
        • GLOBALE: 9,5 - da non perdere.

        SETLIST

        1. Stars in Still Water
        2. Hengilás
        3. Icicle Sleeves
        4. Kolniður
        5. Tornado
        6. Sinking Friendships
        7. Sticks and Stones
        8. Saint Naive
        9. Go Do
        10. Boy Lilikoi
        11. New Piano Song
        12. Around Us
        13. Animal Arithmetic
        14. Grow Till Tall



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