24 giugno 2014

Arcade Fire / Rock in Roma / 23 giugno 2014

  • Organizzazione: 7,5 - nonostante il caos che caratterizza tutta la Capitale, qua sembra tutto tranquillo, a parte il solito assurdo, lunghissimo percorso che gli spettatori devono affrontare sia in ingresso, che anche in uscita. Basterebbe aprire anche i cancelli vicini al palco, perlomeno alla fine del concerto.
  • Ambiente: 8 - pubblico composto ed abbstanza sobrio.
  • Luci ed effetti: 7 - mi aspettavo di più di qualche specchio esagonale comprato all'Ikea.
    I coriandoli (sparati sulle note di Here Comes The Night Time) creano sempre una certa emozione, soprattutto quando ci si trova nel bel mezzo.
  • Qualità del suono: 9
  • Performance: 8 - voto alto, esibizione elegante, ricercata, ma più pacata rispetto al solito. La penisola sotto al palco ha aggiunto una dimensione al palco. Sulla passerella l'esibizione di una luccicante Régine sulle note di It's Never Over.
    Will non ha combinato niente di particolare questa volta. Assente Marika la violinista, rientra Owen Pallet.
  • Durata, setlist: 7 - Neon Bible continua ed essere ripreso, purtroppo, solo nei suoi cavalli di battaglia. My Body Is A Cage fatta in versione minimalista fa lo stesso effetto di Talk (Coldplay) in versione techno. Da dimenticare.
  • GLOBALE: 8,5
SETLIST
  • Normal Person
  • Reflektor
  • Flashbulb Eyes
  • Neighborhood #3 (Power Out)
  • Rebellion (Lies)
  • Joan of Arc
  • Month of May
  • The Suburbs - The Suburbs (Continued)
  • Ready to Start
  • Neighborhood #2 (Laika)
  • No Cars Go
  • We Exist
  • Afterlife (My Body Is a Cage intro)
  • It's Never Over (Oh Orpheus)
  • Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) ('Damian Taylor Remix' intro)
  • Encore: Pie Jesu (played over PA, la caricatura del Papa sale sul palco)
  • Here Comes the Night Time
  • Keep the Car Running
  • Wake Up

1 aprile 2014

Depeche Mode / Forum di Assago / 20 Febbraio 2014

Depeche Mode - Assago
Fin da subito, dopo un gran concerto a San Siro a cui assistetti qualche anno fa, sentivo la necessità di rivedere i Depeche Mode in un ambiente un po' più intimo, perchè sicuramente la resa sarebbe stata diversa. Per fortuna loro sono tra le grandi band che dopo i tour negli stadi rifanno il giro nei palazzetti e la cosa non è di poco conto, se pensiamo che per vedere i Coldplay ormai bisogna sudarsi un intero pomeriggio estivo in qualche luogo in cui sei abbandonato a decine di metri dal palco e dove l'emozione nasce solo per il mega contorno che ti circonda, non certo per il contatto con i propri idoli.
  • Organizzazione: 8 - puntualità e buon gruppo di apertura.
  • Ambiente: 8 - l'età media è abbastanza alta, di conseguenza diminuiscono i momenti di stress causati da teste matte. Purtroppo anche in tribuna si è constretti a stare in piedi nel 90% del tempo, ma, a volte, è inevitabile alzarsi, la musica ti trascina verso l'alto.
  • Luci ed effetti: 9 - due megaschermi laterali e uno centrale leggermente scomposto in modo da lasciare intuire i famosi (geniali dal punto di vista del design) 3 triangoli che compongono il  logo DM. Le immagini proiettate riprendono alcune scene in diretta dal palco, immagini astratte, spezzoni di video... particolare l'esibizione di Precius (una delle mie preferite) accompagnata da immagini di cani astutamente e ruffianamente piazzati per commuovere.
  • Qualità del suono: 9 - ben valorizzati gli effetti, alcuni assoli hanno però infastidito in certi momenti, troppo sovrastanti tutto il resto.
  • Performance: 9 - Dave Gahan immenso, un fisico asciutto e instancabile, Martin Gore amplia i suoi spazi acustici rimanendo sul palco quasi da solo nei momenti di decelerazione.
  • Durata, setlist: 7 - 2 ore di concerto, ripercorsi tanti successi (la sola Enjoy The Silence vale una vita come canzone perfetta), ma si poteva fare qualcosa di più... Sounds Of Universe inspiegabilmente totalmente ignorato .
  • GLOBALE: 9 
SETLIST
  • Welcome to My World 
  • Angel 
  • Walking in My Shoes 
  • Precious 
  • Black Celebration 
  • In Your Room ('Zephyr Mix' version) 
  • Policy of Truth 
  • Slow (Acoustic; Sung by Martin) 
  • Blue Dress (Acoustic) 
  • Heaven 
  • Behind the Wheel 
  • A Pain That I'm Used To
  • A Question of Time 
  • Enjoy the Silence 
  • Personal Jesus
  • Happy Birthday (Peter Gordeno's Birthday) 
  • Shake the Disease (Acoustic; Sung by Martin) 
  • Halo ('Goldfrapp Remix' version) 
  • Just Can't Get Enough 
  • I Feel You 
  • Never Let Me Down Again

16 gennaio 2014

Glasvegas / Magazzini Generali - Milano / 29 Novembre 2013

La prima neve dell'inverno caduta in giornata ha portato un po' di preoccupazione a chi sapeva già di arrivare un po' prima dell'apertura dei cancelli, in realtà tutto si è risolto con una molto più tranquilla attesa gelida, ma asciutta.
  • Organizzazione: 8 - ai Magazzini si sono dati da fare ultimamente, la precisione negli orari permette al concerto di avere il suo comodo spazio prima della serata disco. Tant'è che i Glasvegas hanno suonato un pezzo in più rispetto al previsto...
  • Ambiente: 8 - tipica serata prevedibile in ogni suo contorno. Il fatto che sia sabato aiuta il locale a riempirsi.
  • Luci ed effetti: 7 - essenziali, ma anche qui c'è stato del rinnovamento con un nuovo set di luci led e 2 teli per proiezioni video sullo sfondo; a volte sfruttati dalla band, a volte spenti.
  • Qualità del suono: 7 - il restyling dei Magazzini ha conivolto anche l'impianto audio e tutta la sistemazione della prima fila. Come inevitabilmente subìto anche nei precedenti concerti della band scozzese, i volumi sono possenti e i timpani sono rimasti sotto shock per 3 giorni.
  • Performance: 9 - terzo concerto, terza prima fila, da qui, nell'arco di questi 5 anni, noto tutti quei piccoli cambiamenti che hanno portato i Glasvegas ad una maturazione completa: Rab ha perso molti chili dall'ultima volta, e ora non beve più birra, Jonna è talmente disinvolta che non si capisce se stia ballando o suonando, Paul sempre rifugiato nell'angolo destro... e infine James, dalla voce lamentosa, ma potente, è tornato ad imbracciare la chitarra su quasi tutti i pezzi, è vero, forse si dedica meno al pubblico, niente più baciamano alla prima fila, niente pogo selvaggio tra la gente... James ora cerca più il dialogo; ne nascono così simpatiche scenette tradotte dalla voce fuori campo di Andrea al mixer, ma ne guadagna anche il suono,  uno strumento in più completa il set.
  • Durata, setlist: 9 - 17 pezzi, tanti successi emozionanti, nessun calo di tensione. Il concerto è un viaggio senza meta e senza pause.
  • GLOBALE: 9 - dei veri professionisti... ahimè sottovalutati
SETLIST
  • Later...When the TV Turns to Static 
  • Youngblood 
  • It's My Own Cheating Heart That Makes Me Cry 
  • Euphoria, Take My Hand 
  • I Feel Wrong (Homosexuality Pt. 1) 
  • If 
  • Secret Truth 
  • The World Is Yours 
  • Dream Dream Dreaming 
  • Lonesome Swan 
  • Geraldine 
  • Ice Cream Van 
  • Go Square Go
  • Flowers & Football Tops [James solo] 
  • I'd Rather Be Dead (Than Be With You) 
  • Daddy's Gone 
  • Lots Sometimes

15 ottobre 2013

Editors / Alcatraz - Milano / 10 ottobre 2013

Editors - Alcatraz
I numerosi detrattori degli Editors sono pregati di non leggere questo report, ne rimarrano delusi. Infatti, non si sa bene perché, nel web rimbalza una certa insoddisfazione per questa band e la cosa perdura ormai da diversi anni: oh mamma quanto sono ripetitivi (The Back Room), bravi però che monotona la voce di Tom (An End As a Start), oddio oddio hanno abbandonato le chitarre (In This Light and on This Evening), ecco non c'è più Chris e sono diventati commerciali come gli U2, anzi SONO gli U2 (The Weight Of Your Love). Invece non ci dovrebbe essere nulla di male nel cambiare il proprio suono e nel cercare nuove strade. Forse, più che altro, la paura è di vederli diventare dei fossili da stadio come i Muse, ma penso che questo (purtroppo per loro) non succederà.
Ma veniamo al concerto: in apertura i Balthazar alternano momenti di noia dissonante a spunti interessanti, il tutto mentre fuori si scatena un violento nubifragio sulla città...
  • Organizzazione: 8 - per una volta la puntualità è stata impeccabile, peccato che l'Alacatraz sia ormai tappezzato di fastidiosi mini-bar sempre illuminati e che fomentano il bla-bla-bla di fondo.
  • Ambiente: 6 - potrebbe essere un 9 se non fosse che quando la musica si calma, ci si accorge che è più le gente che sta sparando qualche commento inutile con il suo vicino, piuttosto che quella che ascolta ipnotizzata.
  • Luci ed effetti: 5 - da un concerto che costa 28€ non ci si può aspettare chissà quale scenografia, ma qui siamo ai minimi storici. Le luci poste alle spalle dei musicisti risaltano le loro sagome creando l'unico effetto particolare della serata.
  • Qualità del suono: 7 - penso che sia stata una scelta artistica, più che una semplice regolazione dei volumi, quella di non evidenziare i loro tipici riff di chitarra (o di sintetizzatore) in modo da rendere tutto l'insieme del concerto più uniforme. Like Treasure è stata troppo appiattita rispetto a questa versione (link).
  • Performance: 9 - la sagoma di Tom, stilizzata dal controluce, è immediatamente riconoscibile, le sue movenze sono come sempre uniche e particolari, a volte pure disconnesse dall'andamento della musica. La sua voce è maturata e l'ultimo album lo dimostra, è sicuramente più cantato e più evoluto da quel punto di vista e la cosa non sembra metterlo in difficoltà, nemmeno dal vivo.
    Per fare una battuta (facile) bisognerebbe dire che per sostituire Chris Urbanovizck abbiano dovuto prenderne altri 2: i nuovi arrivati rimangono piuttosto timidi sulla sinistra del palco e si destreggiano tra sintetizzatori e chitarre. Russel, invece, sembra essersi sciolto e lo ritroviamo spesso a ridosso della batteria oppure ad incitare il pubblico che a sua volta reagisce alla grande, dimostrando di conoscere già tutti i pezzi nuovi sostituendosi perfettamente ai cori previsti.
  • Durata, setlist: 9 - quasi 2 ore (inaspettate) di concerto e una scaletta strana, poco lineare complice il penultimo album elettronico. I più attenti avranno anche notato che alcuni brani sono stati leggermente rivisti per adattarli meglio al live o semplicemente per noia nel suonarle. Aprono con Sugar e si giocano quasi subito Smokers come a dire che non hanno bisogno del loro capolavoro per creare l'attesa del pezzo successivo.
    I contrasti però non fiscnono qui perchè che dopo una tetra In This Light ci piazzano The Phone Book un momento acustico folk molto emozionante che sembra arrivare direttamente da Woodstock.
    Questa altalena tra vecchio e nuovo, tra rock, pop ed elettronica è incorniciata dal finale. Ci si può chiedere come mai Papillon messa come ultima. Forse perché è una canzone dance suonata in un locale che di fatto è una discoteca? Non potevano giocarsela prima per far ballare il pubblico?
    Nient'affatto, Papillon da pezzo dance dove il chitarrista, all'inizio sembra quasi inutile, anzi forse fa pure finta di suonare, si trasforma e, con un finale quasi metal, travolge tutti.
    Inchino di gruppo e tutti a casa.
  • GLOBALE: 8,5 -  
SETLIST
  • Sugar 
  • Someone Says 
  • Smokers Outside the Hospital Doors 
  • Bones 
  • Eat Raw Meat = Blood Drool 
  • Two Hearted Spider 
  • You Don't Know Love 
  • All Sparks 
  • Formaldehyde 
  • A Ton of Love 
  • Like Treasure 
  • An End Has a Start 
  • Bullets 
  • In This Light and on This Evening 
  • The Phone Book
  • Munich 
  • The Racing Rats 
  • Honesty
  • Bricks and Mortar 
  • Nothing
  • Papillon

2 agosto 2013

Blur / Ippodromo Capannelle - Roma / 29 luglio 2013

Blur - Rock In Roma
Un decennio di attesa, tanto Roma e l'italia hanno dovuto aspettare il ritorno dei Blur, ma tutto questo tempo pare che non abbia fatto che rafforzare la fama della band inglese, le ha permesso di congelarsi e di conservare tutta la sua travolgenza sul pubblico; la presenza (forzata) sulle scene, invece, ha deteriorato la loro controparte (gli Oasis) corrodendoli in album poco ispirati e noiosi contrasti interni di cui ormai importava a pochi. C'è chi è sempre staoto dalla parte dei fratellini Gallagher e non ha mai avuto l'occasione o la volontà di seguire ed inseguire i loro avversari, ma, tra questi, i più hanno semplicemente consumato Blur: The Best Of del 2000 senza, però, dirlo troppo in giro e sicuramente nessuno ha mai osato acquistare altro.
  • Organizzazione: 7 - la location è veramente ben confezionata, ci sono stand promozionali che ti regalano ogni cosa, bar, punti di ritrovo... ci sono le tribune (che per un festival estivo sono una rarità ed una salvezza per chi non vuole rischiare il collasso in platea); dall'altro lato non c'è nessuna band di supporto sullo stesso palco dei Blur e la lunga attesa è prolungata da problemi tecnici. Le tribune, come sempre successo all'ippodromo, sono pienissime anche sui gradoni di accesso alle poltrone e ciò compromette la sicurezza.
  • Ambiente: 7 - tutto prevedibile: il macello in platea e nelle pirme file, e un entusiasmo più composto in tribuna, così Roma partecipa all'unisono. Caldo atroce..
  • Luci ed effetti: 7 - niente di nuovo, tutto molto standard ma ben manovrato.
  • Qualità del suono: 7,5 - forse sulla voce si poteva fare qualcosa di meglio, dalle tribune si percepiva un po' distorta.
  • Performance: 10 - un Damon indemoniato e un Coxon concentrato; il primo scatenato, in perfetta forma fisica e canora: si scusa per il ritardo, interagisce col pubblico e cerca spesso il contatto fisico; il secondo molto ispirato rielabora, arricchisce ed aggiorna i suoi assoli più classici, canta Coffee&Tv e ovviamente il ritornello di Tender. I due però non si scambiano nemmeno uno sguardo o un cenno di intesa, cosa che invece succede spesso, a turno, tra tutti gli altri componenti del gruppo. A vederli così, dubito si faccia un altro album.
  • Durata, setlist: 9 - in scaletta ci sono praticamente tutti i loro successi che avranno suonato migliaia di volte, quasi ogni canzone è ormai diventata un'apoteosi, un inno cantato dall'intero stadio. La soddisfazione per esserci stati è tanta e i ricordi si accavallano. Dispiace esserseli persi negli anni 90, dispiace che poi non ci siano più state occasioni, o quasi...
  • GLOBALE: 9,5 - forse che per vent'anni abbiamo tifato per la squadra sbagliata? 
SETLIST
  • Girls & Boys
  • Popscene 
  • There's No Other Way 
  • Beetlebum 
  • Out of Time 
  • Trimm Trabb 
  • Caramel 
  • Coffee & TV
  • Tender 
  • To the End 
  • Country House 
  • Parklife 
  • End of a Century 
  • This Is a Low 
  • Under the Westway
  • For Tomorrow 
  • The Universal 
  • Song 2

12 aprile 2013

Importare da Last.fm in Spotify

 Per importare le playlist, ma soprattutto i preferiti da Last.fm in Spotify è abbastanza semplice:
  • Entra in Last.fm e clicca sul tuo nome utente in alto a destra.
  • Clicca quindi su Libreria e in seguito su Brani Preferiti.
  • A destra clicca sulla voce Esporta Brani Preferiti.
  • Esporta in XSPF.
  • Apri il file con Excel e cancella tutte le colonne tranne quella riferita ad artisti e titoli dei brani.
  • Salva il file come .CSV
  • Vai qui: http://www.ivyishere.org/ivy
  • Carica il file CSV e attendi che riconosca tutti i titoli (o quasi)
  • Alla fine del riconoscimento, clicca sul tasto apposito per copiare i titoli
  • Apri Spotify e crea una nuova playlist, entra nella playlist appena creata e incolla (menu modifica > incolla)
  • Per renderli Preferiti anche in Spotify, selezionali tutti > tasto destro > aggiungi ai preferiti.
Stessa procedura per tutte le altre Playlist create in Last.fm!
Qualche canzone si perderà per strada, ma chi si sente fiducioso e ottimista, può conservare il file CSV e riprovare magari tra 1 anno, sicuramente qualche altro brano verrà riconosciuto, in quanto la libreria di Spotify si presume in continuo aggiornamento.

Per l'operazione opposta, cioè per registrare i propri ascolti di Spotify dentro a Last.fm (scrobbling), è disponibile l'apposita App scaricabile direttamente dall'interno dell'applicazione di Spotify.

13 marzo 2013

Sigur Rós / Forum - Assago / 19 Febbraio 2013

Sigur Ros - Forum di Assago 2013
Secondo ritorno della band islandese dopo la data di settembre (torneranno ancora a luglio). Nuovo palco, qualche elemento della scenografia in più, ma soprattutto quattro canzoni nuove.
  • Organizzazione: 7 - a differenza di altri concerti al Forum ho notato dei piccoli miglioramenti. La sicurezza è riuscita persino a tenere libere le scalinate di accesso alle tribune.
  • Ambiente: 8 - c'è da dire che i Sigur Rós incutono sempre un certo timore, nei momenti topici tutto il pubblico è rimasto in silenzio.
  • Luci ed effetti: 7,5 - dopo aver annunciato un nuovo palco e nuovi effetti speravo in qualcosa di meglio sinceramente. Le aggiunte sono state due: per l'occasione hanno rispolverato il loro vecchio telo che, come un delicatissimo Wall pinkfloydiano, li nasconde per i primi 3 pezzi, per poi dissolversi istantaneamente come l'umidità sul parabrezza una volta accesa l'aria condizionata. L'altra novità consiste in un enorme schermo cinematografico posizionato alle loro spalle che proietta, il più delle volte, effetti astratti o immagini rimescolate prese dai loro videoclip.
  • Qualità del suono: 9 - è uno dei pochi gruppi in cui si riesce a distinguere ogni strumento senza che nessun altro sia sovrastante e fastidioso. Imponente il suono del basso e fondamentale in molti pezzi. Le tastiere sono anch'esse poste in netta evidenza.
  • Simpatia 6 - non ci si aspetta certo simpatia, ma nemmeno antipatia, loro devono rimanere così... folletti astratti e irraggiungibili.
  • Capacità esecutive: 10 - più volte abbiamo decantato le lodi di Jonsì in questo blog, non ci ripeteremo; sicuramente sul palco è proprio lui il leader indiscusso, ma le parti di batteria e di basso sono sicuramente altrettanto importanti. Non esisterebbe una Ný Batterí senza Orri o una Olsen Olsen senza Goggi. Ma una Hoppipolla senza Kjartan? L'assenza di Kjartan si fa sentire più a livello affettivo che nella pratica musicale dove è sostituito egregiamente dal fratello e dagli altri componenti storici della band. Certo è che, a livello compositivo, non sappiamo ancora come si evolveranno, lo possiamo solo intuire...
  • Durata, setlist: 8,5 - questo concerto, per fortuna, non è stato un doppione di quello di Verona. Hanno eliminato purtroppo 2 perle del passato ma hanno inserito ben 4 pezzi nuovi (di cui almeno 3 sono ottimi già dal primo ascolto e fanno intuire una certa evoluzione del suono), hanno invece trascurato l'album per il quale sono in tour, Valtari, e dal quale hanno preso la sola Varúð. Una scelta che ho trovato strana, a meno che l'uscita del prossimo album non sia più vicina di quanto ci possiamo immaginare.
  • GLOBALE: 9 - immensi come sempre.

SETLIST
  • Yfirborð
  • Í Gær
  • Ný Batterí
  • Brennisteinn
  • Sæglópur 
  • Olsen Olsen
  • Vaka
  • E-bow
  • Varúð 
  • Hoppípolla 
  • Með Blóðnasir 
  • Kveikur 
  • Glósóli 
  • Svefn-g-englar 
  • Hrafntinna 
  • Popplagið 

2 marzo 2013

James Walsh / Decibel - Ancona / 8 Febbraio 2013

James Walsh - Ancona
Non sempre le scelte dei promoters sono comprensibili da noi semplici seppur navigati fan. Soprattutto in questi ultimi 2 anni di crisi musicale molti artisti hanno fatto ritorno nel nostro paese costretti dal calo di vendite, suonando un po' dappertutto soprattutto ai festival estivi.
La notizia di 7 date acustiche di James Walsh in Italia ci ha comunque spiazzati, ma almeno ha dato la possibilità a tutti i fan del brit pop italiani (a chi è riuscito a saperlo in tempo) di poterlo ammirare dal vivo. Infatti la promozione è stata pochissima, la nostra impressione è stata che James abbia accettato di farsi un bel giretto in Italia, una specie di pacchetto all inclusive a basso costo.
  • Organizzazione: 4 - il concerto è iniziato con 2 ore di ritardo, ma la scelta è stata puramente strategica e abbastanza comprensibile, lo scopo era: aspettare che si spargesse la voce e che il locale si riempisse un minimo sindacale. Di fatto così non sarà, non più di 50 persone (staff compreso) saranno presenti a questo concerto.
  • Ambiente: 4 - le poche persone presenti non erano nemmeno tanto coinvolte visto il continuo e fastidiosissimo chiacchericcio. Alcuni, persino, aumentavano decisamente il tono di voce quando la musica di James saliva di volume. Pessimo.
  • Luci ed effetti: n.p.
  • Qualità del suono: 7 - non c'è molto da commentare, voce e chitarra e qualche base (evitabile) lanciata brutalmente dal suo MacBook. Qualche loop costruito al momento non ci sarebbe dispiaciuto.
  • Simpatia: 9 - una disponibilità e una professionalità con pochi eguali nel mondo della musica. Prima, dopo e durante il concerto. Prima abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e di fargli una piccola richiesta, durante il concerto non si è scoraggiato ed ha suonato il set completo, dopo si è soffermato per autografare i pochi EP in vendita e anche per accennare a qualche passo di danza sul DJ set successivo.
  • Capacità esecutive: 9,5 - James è la voce che tutti vorremmo per descrivere le nostre emozioni più profonde, lamentosa, profonda e calda allo stesso tempo.
  • Durata, setlist: 8,5 - non si può chiedere più di così da questa serata particolare, un po' triste, un po' fredda, sperduti tra i capannoni di periferia... ma se con 8 euro è possibile passare momenti così, ti chiedi che senso abbia spenderne 60 per finire nel macello di un concerto dei Muse a San Siro (per esempio). Le due cose non son paragonabili.
  • GLOBALE: 9 - un momento prezioso rubato alle nostre vite trafficate.
SETLIST
  • Good Souls
  • Tell Me It's Not Over
  • Start Again
  • Poor Misguided Fool
  • Love Is Here
  • Precious Stolen Moments
  • Dancing Queen
  • Boy In Waiting
  • Summer Dress
  • The Thames
  • We Could Try
  • Four To The Floor
  • Alcoholic
  • Stand by Me
  • Neon Sky
  • Silence Is Easy