25 novembre 2011

Kasabian / Alcatraz - Milano / 20 Novembre 2011

Replica, condita con i nuovi pezzi, del concerto relativamente recente avvenuto sempre qui all'Alcatraz nel 2010:
  • Qualità del suono: 7 - due anni fa l'impressione era stata ottima, potenza che valorizzava la musica della band inglese. Quest'anno la potenza stessa ha rovinato più che altro le voci, distorcendole un po'.
  • Luci ed effetti: 8 - atmosfera cupa e riflettori che si muovono e puntano verso il pubblico, da metà sala l'effetto è suggestivo.
  • Organizzazione: 7
  • Ambiente: 7 - è chiaro che ad un concerto del genere si poga di brutto ed allora, sapendolo prima, si sta un po' in disparte. Peccato che qualcuno debba per forza fumare anche se non si può e che nessuno pensi di punirli o almeno di farli smettere.
  • Simpatia:  9 - i fan puntano sull'italianità di Serghio Pizzorno i cori sono tutti per lui, il quale ricambia con innumerevoli gesti di affetto e devozione, finalmente si è lasciato andare rispetto alle precedenti apparizioni; ha capito come accontentarci, e insieme a poche parole in italiano (ma pronunciate benissimo), ci infila pure l'Inno di Mameli accennato dal trombettista prima di Take Aim.
    Il gruppo è unito, cenni d'intesa e battute (a noi ignote) condiscono con sorrisi tutta la serata.
  • Capacità esecutive: 9 - spettacolo confezionato senza pause, ogni pezzo (o quasi) è collegato a quello successivo. Tastiere, fiati, sintetizzatori, tutto concorre a produrre un suono compatto che crea un'atmosfera dark, rock... sembra di essere immersi in una perenne Within Without You / Tomorrow Never Knows (Beatles).
  • Durata, setlist: 8 - ci sono tutte, forse qualcosa meno. Finale devastante!
  • GLOBALE: 9 


SETLIST
  • Days Are Forgotten
  • Shoot The Runner
  • Velociraptor!
  • Underdog
  • Where Did All The Love Go?
  • I.D.
  • I Hear Voices
  • Inno di Mameli / Take Aim
  • Club Foot
  • Re-wired
  • Empire
  • La Fée Verte
  • Fast Fuse / Pulp Fiction Theme
  • Goodbye Kiss
  • L.S.F. (Lost Souls Forever)
  •  
  • Switchblade Smiles
  • Vlad The Impaler
  • Fire
Special guests:  Chaos Surfari

16 novembre 2011

Kaiser Chiefs / Magazzini Generali / 13 Novembre 2011

Kaiser Chiefs - Milano
Concerto allegato al tour di presentanzione di questo nuovo lavoro dal titolo che fa pensare: The Future Is Medieval. Con questa uscita la band ha sfornato una ventina di canzoni nuove nuove e poi è stata data la possibilità ai fans di costruire il loro album personalizzato scegliendone 10. Ci ho provato ma non è semplice perchè se ne vorrebbero inserire almeno 12 - 13.

Ma veniamo al concerto:
  • Qualità del suono: 7 - ero molto avanti, piuttosto defilato, e l'impressione era quella che la voce fosse nella sala a fianco. Ma diciamo che un po' me la sono cercata. Il posto dove si sente meglio è vicino a chi il suono lo comanda.
  • Luci ed effetti: 4 - troppo buio per foto decenti, sono le solite luci dei Magazzini senza nessuna aggiunta e per di più manovrate con poca passione. Pessimo.
  • Organizzazione: 9 - hanno aperto in ritardo ma poi tutto ha avuto scadenze precise al secondo, nonostante l'avere 2 gruppi di supporto non faciliti le cose. A tal proposito... I Tribes tanto decantati mi son sembrati insignificanti, altro che nuovi Libertines! Mentre invece i Transfer sono stati interessanti, approfondirò...
  • Ambiente: 6 - Magazzini in gran spolvero, puntuali, puliti, temperatura accettabile. Purtroppo poi il "posto unico" non ti garantisce nulla, il che lascia spazio ai soliti furbi che arrivano alle 21.30 ma raggiungono non la seconda, ma pure la prima fila. Odiosi.
  • Simpatia:  10 - i Kaiser nulla sarebbero senza l'espressività di Ricky Wilson, il frontman che tiene la scena come nessun altro, riempie il palco, la musica, l'intera serata. Presentatosi in scena con messa in piega soffice e cotonata, quest'ultima ha lasciato presto spazio allo sconvolgimento sudato dei suoi movimenti pazzi. Ruota con precisione e velocità asta e microfono, si sporge sul pubblico e, come pronosticato, non s'è fatto scappare il tour del ballatoio dei Magazzini!
  • Capacità esecutive: 8 - musica confezionata a memoria. Nonostante l'imprevedibilità del cantante tra loro c'è comunque una sincronia perfetta. Da segnalare la dissonante Man on Mars cantata dal batterista. Wilson tiene alla perfezione anche i ripetuti "Uoooaaaahhhh" sparsi qua e là nella scaletta che sono il marchio di fabbrica della band.
  • Durata, setlist: 8 - di certo è una scaletta perfetta nelle scelte, nettamente meglio dell'ultima (Alcatraz 2009), però è anche ora che i concerti durino un po' di più, in modo da arrivare almeno all'ora e tre quarti.
  • GLOBALE: 8,5 - lo slancio, la potenza e la gioia racchiusi in 1 ora e mezza.


SETLIST
  • Howlaround (Intro)
  • Everyday I Love You Less And Less
  • Never Miss A Beat
  • Little Shocks
  • Everything Is Average Nowadays
  • Put Me On The Cover Of Your Magazine
  • Modern Way
  • Man On Mars
  • Good Days Bad Days
  • Ruby
  • The Angry Mob
  • Na Na Na Na Naa
  • Starts With Nothing
  • I Predict A Riot
  • Kinda Girl You Are
  • Take My Temperature
  • Love's Not A Competition (But I'm Winning)
  • Oh My God

    30 settembre 2011

    Noah And The Whale / Tunnel - Milano / 28 Settembre 2011

    Noah And The Whale - Milano
    Primo concerto per me dei Noah And The Whale.
    • Qualità del suono: 6 - ero in una buona posizione centrale e quindi, a differenza di altre volte, avrei dovuto sentire meglio. Considerando che la loro musica ha pretese di raffinatezza e ricerca ho trovato che questo loro impegno è stato un po' rovinato dai toni bassi che tendevano a coprire tutto il resto, voce e violino compresi.
    • Luci ed effetti: 7 - coreografia a LED del locale coordinata con la musica. Suggestiva la palla roteante di cristallo che durante uno degli ultimi pezzi ha creato un'atmosfera inedita per un concerto.
    • Organizzazione: 7 - buona ma comunque la tendenza è sempre quella di ritardare di almeno mezz'ora gli orari indicati nei siti e sui biglietti stessi.
    • Ambiente: 5 - capisco che è un autunno anomalo, ma vogliamo fare entrare un po' di aria in questo benedetto tunnel?!
      Come nota negativa da segnalare anche il chiacchiericcio continuo e fastidioso del pubblico sui pezzi lenti, il che mi fa sospettare che ci fossero molti invitati a cui non gliene fregasse niente, ma erano lì solo per fare numero. L'avessero fatto con Jonsi...
    • Simpatia:  8 - eleganza e stile. Come ad una sfilata la band entra da una porta laterale sotto gli occhi stupiti del pubblico stesso che deve attraversare per poter salire sul palco. Tentativi di brevi discorsi in italiano molto apprezzati. Ammiccamenti e pose plastiche limitate dalla superficie stessa del palco molto limitata.
    • Capacità esecutive: 8 - i NATW sono musicisti che sanno il fatto loro. La strumentazione classica un po' particolare condita di sintetizzatori e campionatori sembra quasi sacrificata sul palchetto, ma alla fine tutto prosegue nel migliore dei modi senza tentennamenti. La voce di Charlie Fink si sa, non è potentissima, infatti tende un po' a sparire sui pezzi più rock (se così si possono definire).
    • Durata, setlist: 8,5 - una scaletta direi completa. Ovviamente è stato dato molto spazio ai nuovi pezzi, ma, essendo io un fan dell'ultima ora, la cosa non mi è dispiaciuta. Grandissimo finale struggente con "The First Days Of Spring" in versione potenziata.
    • GLOBALE: 8,5 - una scoperta, una certezza.


    SETLIST
    • Give A Little Love
    • Just Me Before We Met
    • Life Is Life
    • Give It All Back
    • Shape of my Heart
    • Rocks and Daggers
    • Love of an Orchestra
    • Blue Skies
    • Wild Thing
    • The Line
    • Our Window
    • Tonight's the Kind of Night
    • 5 Years Time
    • Jocasta
    • Waiting for My Chance to Come
    • L.I.F.E.G.O.E.S.O.N.

    • Old Joy
    • The First Days of Spring

    13 luglio 2011

    Arcade Fire / Milano - Lucca / 5 - 9 Luglio 2011

    • Qualità del suono: 8 - non ho notato particolari problemi anche se molti dalle retrovie dicevano che il volume fosse troppo basso. Le vibrazioni basse di inizio concerto sono solo l'aperitivo piccante rispetto a quel che verrà.
    • Luci ed effetti: 8 - gli stessi dell'anno scorso. Puntuali e precisi variano con l'atmosfera da ricreare.
    • Organizzazione: 9 - gli orari sono stati rispettati in entrambi i concerti. A Lucca fa sempre strano di come si possa svuotare una piazza e tutti i locali che ivi si affacciano in così poco tempo.
    • Ambiente: 8 - il caldo tropicale ci ha risparmiati, le zanzare no (a Milano). Il pogo selvaggio a centro platea a Milano mi è sembrato un po' eccessivo. A Lucca il pubblico è stato più composto.
    • Simpatia:  8 - dunque qui il discorso è un po' delicato. Per quel che riguarda il coinvolgimento emotivo, l'empatia e la passione che tutti i componenti della band ci mettono (Will su tutti), allora nulla da dire. Questa è la loro forza devastante. Poi però succede, per ben due volte, che Win a Lucca si riprende, con una certa rabbia, il tamburello che era arrivato al pubblico. Episodio che nessuno ha compreso... E come non considerare che Régine (e di conseguenza anche Win) sia terrorizzata dai fan (e probabilmente dalle loro foto flashate) evitandoli come la peste nel dopo concerto. Certo questo vuole essere solo un appunto, perchè forse è giusto così, lei deve rimanere sempre la fatina della musica, dalla vocina sottile e dai mille brillantini colorati.
    • Capacità esecutive: 10 - non esiste altra band con un tale eclettismo innato in ogni componente che scalpita e ci mette l'anima in ognuno dei 3-4 strumenti che deve suonare durante la serata.
    • Durata, setlist: 9 - se sommiamo le due serate ogni album è stato onorato come si deve (come non citare la perla a sorpresa: My Body Is A Cage); ed è ammirabile quanto abbiano cercato di cambiare e stravolgere la scaletta da Milano a Lucca, arrivando addirittura a separare PowerOut da Rebellion senza che se ne sia sentita la mancanza (quest'ultima era legata a Month Of May), diciamo che la prevedibilità non è una loro caratteristica, infatti il primo concerto si è concluso con una sfavillante Sprawl II piuttosto che con la classica Wake Up.
    • GLOBALE: 10 - come loro, dal vivo, nessuno mai.

    SETLIST - WHITE LIES
    1. Farewell To The Fairground
    2. Holy Ghost
    3. To Lose My Life
    4. Strangers
    5. A Place To Hide
    6. Death
    7. Unfinished Business
    8. The Power & The Glory
    9. Bigger Than Us

    SETLIST - ARCADE FIRE - Milano
    1. Ready to Start
    2. Keep the Car Running
    3. No Cars Go
    4. Haïti
    5. My Body Is a Cage
    6. Crown of Love
    7. The Suburbs / The Suburbs (Continued)
    8. Month of May
    9. Rococo
    10. Intervention
    11. Neighborhood #1 (Tunnels)
    12. We Used to Wait
    13. Neighborhood #3 (Power Out)
    14. Rebellion (Lies)
    15. Wake Up
    16. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

    SETLIST - ARCADE FIRE - Lucca
    1. Ready to Start
    2. The Suburbs / The Suburbs (Continued)
    3. Month of May
    4. Rebellion (Lies)
    5. Neighborhood #2 (Laika)
    6. No Cars Go
    7. Speaking in Tongues
    8. Intervention
    9. Modern Man
    10. Rococo
    11. Neighborhood #1 (Tunnels)
    12. Haïti
    13. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
    14. We Used to Wait
    15. Neighborhood #3 (Power Out)
    16. Keep the Car Running
    17. Wake Up

    2 aprile 2011

    Roger Waters / Forum di Assago / 1 Aprile 2011

    Non è facile cimentarsi in questa recensione, è un po' come rovinare o svelare troppo di un'esperienza sensoriale unica.
    • Qualità del suono: 10 - la quadrifonia ce l'hanno solo i Pink Floyd. Quando ti sembra che un elicottero ti stia atterrando sulla testa o che ci sia veramente un gruppo di dannati in un'ala del palazzetto o che qualche sorta di mostro ti stia urlando nelle orecchie, allora questa è la massima perfezione che si può pretendere.
    • Luci ed effetti: 10 - dice la leggenda che alla prima proiezione dei Fratelli Lumière il pubblico sia scappato fuori dalla sala poiché convinto di essere effettivamente investito dal treno. Ecco, la stessa sensazione di timore penso che si sia provata ieri sera: personaggi mostruosamente imponenti si concretizzano enormi ai lati del palco e poi gli stessi li ritrovi proiettati sul Muro in tutta la loro inqueitudine, e gli effetti sonori che li accompagnano sono così reali che quasi ti senti quasi in guerra... il coinvolgimento è totale.
      Mi ha lasciato di stucco anche la precisione dei proiettori che sono calibrati al centimetro per accendersi solo quando il singolo mattone viene posizionato: in questo modo ogni mattone di cartone prende potenzialmente vita e diventa qualsiasi cosa pur rimanendo sempre fermo fino alla fine.
    • Organizzazione: 10 - un professionista serio e maniaco della perfezione si circonda di collaboratori di altissima professionalità, dal semplice operaio al tecnico luci, grazie a ciò è quindi possibile costruire un palco iniziandolo alle 2.30 di notte e terminandolo nel pomeriggio successivo ed avere comunque una puntualità precisa al secondo per l'inizio dello spettacolo.
    • Ambiente: 9 - molti padri con figli, molti padri e basta, qualche giovane. Pubblico entusiasta ma composto (perlomeno nei posti a sedere della platea).
    • Simpatia:  8 - qualche parolina in italiano, qualche accenno al Muro simbolo di un suo periodo particolarmente introspettivo, ma per il resto è un Waters concentrato sullo show stesso.
    • Capacità esecutive: 10 - musicisti di altissima qualità ed esperienza circondano un Waters in piena forma fisica e vocale. Ottimo anche il cantante che esegue le parti di Gilmour.
    • Durata, setlist: 9 - dare un voto alla scaletta sarebbe come darlo all'intero album The Wall.
    • GLOBALE: 10+ - inevitabile il 10 e lode, la perfezione per quel che riguarda la storia dei concerti, ma anche del teatro e del cinema sta tutta riassunta in un unico spettacolo. Il momento in cui Waters colpisce il muro chiuso facendolo esplodere in milioni di mattoni colorati di milioni di colori è la concentrazione di tutte le emozioni che si possono provare ad un concerto.

    29 marzo 2011

    Feeder / Circolo Magnolia - Segrate (MI) / 21 Marzo 2011

    Feeder - Circolo Magnolia
    Finalmente, dopo 6 anni di attesa, torna un gruppo che è sempre stato al limite per diventare grande anche in Italia, ma che a conti fatti ha trascurato per lungo tempo il nostro paese. Ciò non ha scalfito, però, lo zoccolo duro di fan che partecipano numerosi alla community italiana su Facebook.
    Purtroppo Grant ha accusato problemi di voce nella seconda metà del concerto lasciando incompiuta l'opera di riconquista dell'Italia.
    • Qualità del suono: 7,5 - bisogna ammettere che la qualità del suono del Magnolia aumenta con la distanza e se, con i Glasvegas ero troppo vicino, ora, una decina di metri più indietro il concerto è musicalmente più godibile.
    • Luci ed effetti: 6 - praticamente, per pura coincidenza, lo stesso allestimento dei Glasvegas in versione semplificata.
    • Organizzazione: 4 - ritardo sistematico. Bisgona arrivare coscienti che, anche se il giorno dopo si lavora, si torna a casa molto tardi. Ho perso completamente gli Ultima (a che ora hanno suonato?! Alle 21?) ed i Feeder erano sul palco alle 23 passate, il tutto sapendo che il programma  ufficiale dava come inizio concerto le ore 22. Mah...
    • Ambiente: 8 - locale pieno di fan devoti (ripeto: grazie anche ad una community molto attiva) e lunga fila all'ingresso. Temperatura fresca, ma poi ci si scalda saltando.
    • Simpatia:  8 - i Feeder hanno la faccia da bravi ragazzi e quindi anche nel momento in cui Grant abbandona (scusandosi abbondatemente, anche in seguito via Facebook, e stringendo le mani ai fan delle prime file) non vi è nessuna protesta da parte del pubblico. Certo rimane la delusione. Certo rimane il pensiero che qualcosa in più avrebbero potuto fare: magari facendo cantare al pubblico il gran finale mancato (Just A Day).
      Prima di uscire Grant si raccomanda di acquistare il loro singolo Side By Side uscito questa settimana, che ha uno scopo totalmente benefico, a favore della Croce Rossa intervenuta dopo il terremoto in Giappone.
    • Capacità esecutive: 8,5 - rock melodico fluente, band potente, sintonia perfetta, cantante dalla voce giusta al posto giusto.
    • Durata, setlist: s.v. - non giudicabile. Possimo dire che Seven Days In The Sun è stata molto apprezzata, ma la chisura anticipata ci ha lasciato con l'amaro in bocca per quel che poteva essere il finale di concerto.
    • GLOBALE: 7 - impressione globale compromessa, ma se ci sarà un altro concerto dei Feeder in Italia, non mancherò certamente. Loro stessi erano stupiti per l'affluenza e l'accoglienza calorosa, speriamo che ne tengano conto per il futuro.


    SETLIST
    • Barking Dogs
    • Insomnia
    • Sentimental
    • White Lines
    • Feeling A Moment
    • Renegades
    • Pushing The Senses
    • Down To The River
    • Just The Way I'm Feeling
    • Buck Rogers
    • Seven Days In The Sun
    • Home

    19 marzo 2011

    Beady Eye / Alcatraz - Milano / 16 Marzo 2011

    Beady Eye - Alcatraz
    Grande attesa per questo evento che ha mandato sold-out l'Alcatraz già diverse settimane prima del concerto, grazie ad una promozione intensa: Liam e soci sono stati intervistati praticamente da tutte le radio nazionali, senza parlare di giornali, riviste e televisioni; forse avevano paura di una certa disaffezione o disorientamento per il cambio di nome della band.
    • Qualità del suono: 7 - cominciando dagli aspetti tecnici l'audio era buono ma non eccelso. Liam non è facile da gestire e la sua voce, rispetto ad altre volte, era ben distinta.
    • Luci ed effetti: 7 - riflettori posteriori e immagini proiettate sullo sfondo. Purtroppo queste immagini erano statiche: semplici pseudo copertine per quasi ogni canzone. Buone le luci in perfetta sincronia con la musica.
    • Organizzazione: 6 - diciamo che sono stati puntuali, ma non mi è piaciuta la gestione degli ombrelli, per cui all'ingresso se ne è accumulata una montagna, ritrova poi il tuo all'uscita se sei capace. Il guardaroba in sala transennato e separato dalla platea ha creato non pochi problemi alla folla in uscita.
    • Ambiente: 6 - locale caldo e soffocante a tratti. Pubblico esaltato ma non troppo, si è visto di peggio all'Alcatraz. I Beady Eye, comunque, sono stati capaci di richiamare sia vecchi britpoppiani che nuovi fan (tra il pubblico molti ventenni più che trentenni). 
    • Simpatia:  7 - Liam è Liam, ma gli Oasis sono altra cosa. Agli Oasis bastavano canzoni  pregevoli e l'unicità dei personaggi; i Beady Eye necessitano di quel qualcosa in più che non c'è. Ho apprezzato le scuse di Liam per il pacco che ci hanno tirato 2 anni fa rifilandoci i Deep Purple. Ed è stato pure apprezzabile il suo mantello tricolore proprio alla vigilia del nostro compleanno.
    • Capacità esecutive: 7,5 - quando sale la nostalgia con lo sguardo si va a cercare il fratello maggiore sulla destra, ma al suo posto c'è Gem che sembra l'unico a darsi un po' da fare. Ora, senza Noel, sia Gem che uno svogliato Andy devono fare le contro voci per sostenere, come sappiamo, la voce un po' precaria di Liam, il quale, bisogna ammettere, ha retto bene anche canzoni leggermente fuori dalle sue corde. Il giovane bassista dalla pettinatura improbabile è chiaramente un manichino dell'OVS, sembra terrorizzato. Deluso da Chris, il batterista, che, a differenza di altre volte, sembra un po' giocare facile e si risparmia sull'assolo finale di The Morning Son.
    • Durata, setlist: 5 - non ci siamo. Volete affermare la vostra identità? Benissimo. Una carriera gloriosa per ogni componente non basta? No. Risultato: 1 ora scarsa di concerto. Solamente un bis. E' assurdo rinnegare gli Oasis, suonate qualcosa di vostro, evitate i pezzi di Noel, ma qualcosa andava fatto. Persino i White Lies o anche i Glasvegas al loro primo tour hanno suonato di più!
      Nonostante tutto, le nuove canzoni hanno un loro perchè: la conferma è che, nonostante sembri la sigla di un cartone animato anni 80, The Beat Goes On è la miglior sorpresa dell'album; oltre a questa i pezzi più lenti sono comunque quelli che riservano più emozioni (Kill For A Dream, For Anyone). Da segnalare anche la potenza di Standing On The Edge Of Noise. Bisogna ammettere, però, che il lato più rock si basa su banali giri di blues che ormai annoiano. Alcuni pezzi passano in fretta nel dimenticatoio. 
    • GLOBALE: 7,5 - buona prova del fratellino minore, che riesce a staccarsi dall'ombra di The Chief senza troppi traumi e con orgoglio porta avanti la sua band. Chissà se un giorno li rivedremo insieme. E' probabile. Stasera la curiosità ha attirato parecchio pubblico, ma non penso che tra qualche mese possano riempire il Forum di Assago.


    SETLIST
    • Four Letter Word
    • Beatles And Stones
    • Millionaire
    • For Anyone
    • The Roller
    • Wind Up Dream
    • Bring The Light
    • Standing On The Edge Of The Noise
    • Kill For A Dream
    • Three Ring Circus
    • The Beat Goes On
    • Man Of Misery
    • The Morning Sun

    • Sons Of The Stage